Il 18 giugno verrà pubblicata ‘Laudato si’’ sulla cura della casa comune», l’attesa Enciclica di papa Francesco sull’ambiente. Centonovantuno pagine, suddivise in sei capitoli che sono un duro attacco al capitalismo globalizzato di oggi. Solo di rado la Chiesa, dopo esser diventata con Costantino religione di Stato, si è dissociata dal potere economico del proprio tempo. Ci voleva un Papa venuto dalla fine del mondo per farlo. Ed è proprio questa rottura che sembra abbia spinto degli ambienti conservatori a far pubblicare da L’Espresso una bozza del testo al fine di indebolirne il messaggio.

Questo scritto del Papa rimette in discussione la visione che reputa la Terra appartenere all’uomo e non il contrario. Deve essere ripensata la relazione profonda dell’uomo con se stesso e con la natura e quindi con quella visione antropocentrica che è stata rafforzata anche dalla religione, e dall’interpretazione errata di poter soggiogare e sottomettere la Terra (cfr Gen 1,28).

Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla‘, scrive Francesco.

L’unica perplessità è quando cita alcune frasi legate alle tematiche ambientali dei suoi predecessori, in particolare gli ultimi due: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Complessivamente essi hanno governato la chiesa per più di tre decenni e in questi anni le parole di allarme contro la devastazione ambientale sono state flebili vagiti se si considera la gravità del problema. Una considerazione ancor più severa andrebbe fatta per come il Vaticano, nel medesimo periodo, abbia taciuto su un’altra piaga dell’umanità: lo strapotere della finanza; una finanza casinò da cui lo stesso Vaticano ha ricavato guadagni attraverso la speculazioneIn tal senso la prima esortazione apostolica di Francesco Evangeli Gaudium è stata una denuncia contro la vigente idolatria del denaro.

Ma la citazione dei suoi predecessori è comprensibile. E’ un tentativo di far emergere un legame tra questa Enciclica e il recente governo della Chiesa; citare i suoi predecessori serve per mitigare la netta frattura che questo scritto manifesta rispetto al passato. Questa Enciclica per il suo fermento e la sua radicalità sembra essere stata scritta tra le colorate pareti di un centro sociale occupato o di un comitato per l’acqua bene comune o persino in un affollato meetup del Movimento 5 Stelle, di certo non nelle vellutate stanze vaticane che fino a poco fa ospitavano il freddo rigore tedesco di Ratzinger. Francesco scrive: ‘La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza si dimostra nel fallimento dei Vertici mondiali sull’ambiente. Ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti’.

Papa Francesco ricorda anche la correlazione tra i cambiamenti climatici e le spinte migratorie dei troppi disperati che approdano sulle nostre coste. Nell’odierno tempo dominato dal pensiero breve occorre fare uno sforzo e cercare di correggere le cause non accanirsi contro gli effetti.

Questa Enciclica è un tardivo riconoscimento ai troppo spesso emarginati sostenitori della Teologia della Liberazione e a quei missionari che da vicino hanno visto i disastri del capitalismo e ad esso si sono opposti mostrando un’altra via. Penso ad Alex Zanotelli che da decenni invoca una conversione ecologica. Ad Alex più volte gli ho sentito affermare: ‘mai mi è stato confessato un peccato contro l’ambiente’. In passato il Vaticano, se invece di aver morbosamente investito tante energie a far credere che la sessualità fosse qualcosa di peccaminoso, avesse denunciato i crimini di un modello economico insostenibile, oggi avremmo un ambiente più salubre e magari anche meno pedofili.

L’intero contenuto dell’Enciclica è un atto di accusa conto l’attuale monoteismo economico della crescita, contro questa religione del consumo di gran lunga più partecipata di quella cattolica. L’invito del Papa è la Sobrietà.

Dinanzi a una politica incapace di prospettare una visione perché al saldo di quei potentati economico finanziari che hanno causato il disastro ambientale, Papa Francesco è una luce di speranza in questo tempo di tenebre. Una luce che gli viene dal Vangelo che ribalta le logiche del potere come questo testo di Matteo (20,25-26) citato nell’Enciclica e che dovrebbe far riflettere alcuni omonimi dell’egoica politica nostrana:

“I governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore”.