Piove sul bagnato al Sant’Anna di Cona. Non si parla questa volta di infiltrazioni, ma di una causa milionaria appena persa dall’azienda ospedaliera di Ferrara contro Progeste, il consorzio di imprese che nel 2006 si aggiudicò l’appalto per la realizzazione del nuovo ospedale.
L’azienda Sant’Anna dovrà risarcire 5,3 milioni di euro per i ritardi e l’aumento dei costi di costruzione del nuovo nosocomio. E questo nonostante gli oltre 700mila euro spesi negli anni per affidare la causa a uno studio legale felsineo. “Fu la stessa stazione appaltante – scrive in sentenza il giudice Alessandro Rizzieri – che, con le continue varianti e richieste di nuove opere, ha impedito il rispetto dei termini pattuiti”. Vero è che 5 milioni sono noccioline rispetto ai 160 chiesti dal consorzio, ma “nel quantificare la domanda risarcitoria – osserva il consulente tecnico del tribunale, l’ingegnere Marco Rubin -, l’impresa ha esposto una serie di voci di danno prive di reale giustificazione, e sfornite di documentazione”.

Rimane la critica indiretta che arriva dal giudice nei confronti dell’operato dei tecnici del Sant’Anna, che “ha ordinato una pluralità di varianti, perfino dopo la scadenza del termine contrattuale per l’ultimazione delle opere, dimostrando scarsa programmazione e idee incerte su come portare a compimento la costruzione del complesso ospedaliero”. Quelle varianti sono state anche oggetto di un processo penale per abuso d’ufficio e truffa, che vedeva l’azienda ospedaliera parte offesa (non costituitasi in giudizio) concluso in primo grado con l’assoluzione di tutti gli imputati. Ma questa è un’altra storia e qui la responsabilità, civile, dell’ospedale secondo il giudice c’è tutta, dal momento che “non ha rispettato il dovere di approntare una progettazione esaustiva, sia sotto il profilo tecnico che normativo, tale da offrire uno sviluppo particolareggiato e completo dell’opera. In sintesi, i ritardi sono dipesi, in via prevalente, dalle numerose varianti esecutive ordinate dalla stazione appaltante in corso d’opera, che hanno comportato un sensibile rallentamento dei lavori rispetto al cronoprogramma”.

Un rallentamento calcolato in 213 giorni di ritardo. Un nulla se si pensa che per costruire la struttura ci sono voluti oltre 20 anni, ma abbastanza per far levare l’indignazione del capogruppo in consiglio di Forza Italia, Vittorio Anselmi, che giudica le 54 pagine di sentenza come “una pietra tombale sulla credibilità dei vertici dell’azienda ospedaliera, del direttore generale di allora, e dei tecnici che hanno condotto la sciagurata avventura dell’Ospedale di Cona, il quale sarà forse sicuro, come faceva piacere pensare al sindaco e al direttore Rinaldi, ma viene accertato essere stato programmato e realizzato in modo confuso e dilettantesco, con uno spreco di denaro pubblico che oggi viene finalmente riconosciuto”.
Per la cronaca il direttore generale di allora, Raffaele Rinaldi, si vide assegnare dalla Regione un premio annuale di oltre 20mila euro, bonus per gli obiettivi raggiunti. Di fronte alle polemiche per l’allora fallito trasloco dell’ospedale, si limitò ad alzare le spalle: “ma io non prendo la tredicesima” http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/21/direttore-dospedale-si-assegna-23-mila-euro-ma-io-non-ho-tredicesima/452652/.
Tornando invece agli oltre 5 milioni che dovrà pagare la collettività, la somma si quantifica in ragione di 1.911.116 euro a titolo di spese generali, 1.097.094 a titolo di risarcimento per la manodopera inattiva fissa, 715.680 per la quota di manodopera ritenuta parzialmente inattiva, 1.616.863 per mancati ammortamenti di macchinari e mezzi. Mancano le spese di lite, poco meno di 40mila.