La metà di giugno è il momento migliore per capire la pasta profonda del sistema televisivo proprio perché il periodo è tranquillo e non siamo in “stagione di garanzia”, e cioè in uno di quei momenti specifici dell’anno (autunno e primavera) dove i risultati di audience contano per fissare il prezzo degli spot, e quindi non si bada a spese e tutti sparano le migliori cartucce: la Rete Uno il Montalbano nuovo di zecca, Canale 5 Maria De Filippi e le sue fredde passioni, e così via infiocchettando la smisurata lista dei nostri sette canali generalisti.

E così ora, a fuochi d’artificio spenti abbiamo (parliamo giusto di ieri sera) la replica di un Terence Hill col costante sguardo di Don Matteo, tre film (due USA e il Ritorno di Don Camillo), un telefilm (USA), una telenovela ispanica e un talk sulle abbronzature.

In poche parole, la nudità dell’estate sottolinea la pochezza industriale della tv italiana. Mentre, giusto per confrontare, ieri sera oltremanica: BBC offriva una serie fantasy (britannica) sull’Uno e un documentario di guerra (britannicissimo) sul Due; la privata 3 una britannica fiction (“conclusion of the Second World War drama secret”); il pubblico 4 una albionica science fiction; il 5 il 36° episodio di un Grande Fratello un po’ particolare (il 6 e il 7 lì non esistono come canali generalisti)). Neanche un film usato come riempitivo.

La riprova di quel che si sa benissimo e cioè che quello nostro è un sistema industrialmente debole perché squilibrato a favore del distribuire a scapito del produrre. Così come sappiamo che la causa risiede in gran parte nelle regole del sistema, ritagliate sulla misura del duopolio, nato per mungere e occupare e certamente non per sviluppare, creare, far lavorare.

Capirete dunque la stupefazione quando ci hanno detto (e siamo corsi a constatarlo perché ci pareva incredibile) che tra le proposte di emendamenti al Ddl sulla “riforma Rai”, ce ne sono, a firma di senatori della maggioranza, parecchie che dopo la doverosa attenzione al tema che fa titolo sui giornali (le “nomine dei vertici”: chi le fa, come e di che tipo e dotate di quali poteri), giunte all’articolo che impegnerebbe il governo a cambiare, e in fretta, le regole industriali, semplicemente chiedono di abolirlo, per lasciare tutto come sta. Sì, avete letto bene. La richiesta non è di specificare i paletti cui inchiodare i margini di scelta del Governo, ma semplicemente di soprassedere. Come se il vituperato Gasparri (quello della famosa legge a beneficio di Berlusconi etc etc) si fosse trasfigurato in decine di cloni, diversi all’aspetto, ma identici nella sostanza.

Incubi da notti di mezza estate? Vedremo. E comunque, ammettiamolo finalmente: “Tu, Gasparri, non sei mai stato solo Gasparri!. E scusaci per non averlo capito prima!”.