Dopo varie bocciature, verrà probabilmente approvato a settembre dalla Fda (l’agenzia del farmaco americana) il nuovo farmaco per il desiderio sessuale femminile.

Si tratta del Flibanserin una molecole studiata inizialmente per la depressione e dirottata successivamente come indicazione sui disturbi del desiderio ipoattivo femminile nella popolazione di donne in premenopausa e menopausa, dopo aver notato gli effetti positivi su questo aspetto riportate dalle donne che hanno partecipato alla ricerca iniziale.

Si tratta di un farmaco che agisce a livello centrale, stimolando la serotonina e altre molecole coinvolte nella fase del desiderio femminile. Viene impropriamente definito il viagra rosa ma ci sono delle differenze fondamentali rispetto al farmaco maschile: agisce sul cervello e non a livello locale, deve essere preso in continuo e non a singole dosi, agisce sul desiderio invece che sull’eccitazione. Ad oggi ci sono diverse opposizioni a questo farmaco, soprattutto da parte dei movimenti di donne che temono la medicalizzazione della sessualità femminile da parte delle case farmaceutiche. Inoltre, da più parti si fa riferimento agli importanti effetti collaterali del farmaco che secondo alcuni sarebbero maggiori dei benefici: nausea, stanchezza, vomito sono quelli più riportati.

Tutto questo ne fa un farmaco che andrà maneggiato con cura, la ricerca è per ora riferita ad una popolazione specifica, le donne in premenopausa e menopausa, che vedono in questa fase di vita diminuire il loro desiderio sessuale anche a causa dei cambiamenti ormonali. Non sarà quindi una panacea per tutti i mali della sessualità femminile, ma andrà mirata a chi veramente necessita di un aiuto farmacologico. Si tratta d’altro canto di uno dei pochi farmaci non su base ormonale ma efficace per le donne con questo disturbo.

La ricerca sulla sessualità femminile è ancora indietro rispetto ad interventi farmacologici nonostante molto sia stato fatto per comprendere i meccanismi fisiologici e ormonali alla base della risposta sessuale. Questo ritardo ha sostenuto da un lato la convinzione che la sessualità femminile sia più complessa di quella maschile e dall’altro ad un vuoto di interesse rispetto alla soddisfazione sessuale femminile alimentando una disparità di genere che non fa altro che sostenere generalizzazioni e stereotipi.

Quindi ben venga l’approvazione di questo farmaco, magari seguendo le indicazioni che i tecnici hanno suggerito alla casa farmaceutica, cioè quelle di limitare gli effetti collaterali, ma ricordiamo sempre che la sessualità è un fenomeno complesso fatto di diverse interazioni biopsicosociali e che i farmaci inseriti all’interno di un corretto inquadramento e intervento integrato hanno una maggiore potenzialità di effetto e di aderenza al farmaco stesso.