È inammissibile la questione di legittimità sulla legge elettorale per le elezioni europee e sulla soglia del 4% sollevata dal Tribunale di Venezia nel maggio del 2014. È quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, che con sentenza depositata oggi dice no all’ammissibilità del ricorso a firma, tra le altre, di Felice Besostri, avvocato ed ex parlamentare, che aveva già impugnato la precedente legge elettorale, il Porcellum, dichiarato incostituzionale dai giudici della Consulta. La Corte ha giudicato inammissibile la questione perché posta in astratto e non dal titolare di un diritto leso attraverso il ricorso al giudice ordinario.

Con la sentenza numero 110, il giudice relatore Daria De Petris, dichiara inammissibile il ricorso sulle norme relative alla soglia di sbarramento prevista per il voto europeo che, secondo i ricorrenti, “violerebbero i parametri costituzionali evocati, non consentendo l’espressione di un voto libero, eguale, personale e diretto nelle consultazioni elettorali, poiché l’attribuzione dei seggi alle sole liste che hanno conseguito sul piano nazionale almeno il quattro per cento dei voti validi espressi priverebbe irragionevolmente una consistente porzione dell’elettorato di una effettiva rappresentanza in seno al Parlamento europeo”.

Per la Consulta invece “le vicende elettorali relative all’elezione dei membri italiani del Parlamento europeo, a differenza di quelle relative all’elezione del Parlamento nazionale, possono essere sottoposte agli ordinari rimedi giurisdizionali, nel cui ambito può svolgersi ogni accertamento relativo alla tutela del diritto di voto e può essere sollevata incidentalmente la questione di costituzionalità delle norme che lo disciplinano”.

“Della legge che disciplina l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia – scrivono i giudici costituzionali – non si può dire, come invece si doveva dire della legge elettorale per la Camera e il Senato, e come in effetti la sentenza n. 1 del 2014 ha riconosciuto, che ricada in quella ‘zona franca’, sottratta al sindacato costituzionale, che questa Corte ha ritenuto di non poter tollerare, in nome dello stesso principio di costituzionalità”.

“Faccio l’avvocato a Milano, non il mugnaio a Postdam e pertanto non avevo nessuna possibilità di trovare un giudice a Berlino. Non l’ho trovato nemmeno a Roma. Ma le vie alla giustizia sono come quelle del Signore: infinite. Credo che a Lussemburgo e a Strasburgo potrò trovare udienza” dice Besostri. “L’interesse di un cittadino – aggiunge – è quello di andare a votare con leggi costituzionali, non fare annullare le elezioni rette da leggi non conformi a Costituzione”.

La Corte ha anche rilevato una differenza sostanziale, a questo proposito, rispetto a quanto deciso sulla legge elettorale per le politiche, il cosiddetto Porcellum, che lo stesso Besostri impugnò e fu dichiarato incostituzionale: in quel caso la Corte decise di procedere perché era l’unica via per sciogliere il dubbio di costituzionalità su una norma, la legge elettorale per le politiche, di quel rilievo. Un aspetto, quest’ultimo, che Besostri giudica “positivo”, perché “con questa motivazione le impugnazioni all’Italicum sono state spianate e diventeranno ancora più facili”.

Tornando alla norma sulle elezioni europee, Besostri aggiunge che “giudici più preparati, potranno motivare meglio la questione e la si potrà riproporre”, tenuto conto che di fronte al Tar Lazio pendono due ricorsi proposti da candidati di Fratelli d’Italia e dei Verdi esclusi alle europee per la soglia del 4%.