Hanno vinto in casa del governatore di Sicilia, e adesso andranno ad amministrare una delle città più complesse dell’isola, senza però avere una maggioranza in consiglio comunale. Il Movimento Cinque Stelle è riuscito a imporsi a Gela, città natale del presidente Rosario Crocetta, che qui è stato sindaco per due mandati, spendendosi molto in campagna elettorale per Angelo Fasulo, sindaco uscente del Pd. Un contributo che non ha giovato quello del governatore, dato che il nuovo primo cittadino di Gela è Domenico Messinese: l’ingegnere cinquantenne della Telecom ha superato con il 65 per cento dei voti il sindaco uscente, fermo al 35. Una vittoria che sembrava annunciata dopo che al primo turno Messinese era riuscito a staccare di 400 voti Fasulo, raccogliendo poi tra le polemiche il sostegno del Nuovo Centrodestra. Gli ultimi giorni di campagna elettorale erano stati infiammati, infatti, da una fotografia che ritraeva l’esponente M5S abbracciato a Lucio Greco, candidato sindaco del partito di Angelino Alfano, alla fine di un comizio elettorale. L’istantanea aveva avvelenato la vigilia del voto, e secondo voci di corridoio anche i vertici nazionali del Movimento Cinque Stelle avevano storto il naso. Era rimasto in prima fila, invece, Giancarlo Cancelleri, leader siciliano dei Cinque Stelle, che vedeva nello scontro gelese il possibile traino per battere il Pd in vista delle elezioni regionali del 2017. “A Gela è un referendum su Crocetta, ed è la nostra finale di Coppa dei Campioni”, diceva il deputato regionale del Movimento di Beppe Grillo. Alla fine il referendum casalingo ha bocciato sonoramente il governatore, finito tra le polemiche dopo che venerdì scorso, a tre giorni dal voto, Maurizio Croce, assessore regionale al territorio, aveva sbloccato un condono edilizio per sanare circa trentamila abusi: tra le città che beneficeranno maggiormente di quella sanatoria c’è proprio Gela. La mossa però non ha cambiato gli equilibri politici e Crocetta adesso incassa la batosta. “

Non ho ancora i dati definitivi delle città al ballottaggio, ma una cosa è certa: la democrazia si rispetta, a prescindere dal colore politico del sindaco. Io collaborerò con tutti per il bene della Sicilia e delle città. Rispetterò i risultati elettorali”, dice il governatore, mentre Messinese esulta: “Abbiamo raccolto e interpretato bene il desiderio di cambiamento della popolazione gelese”, dice il nuovo sindaco di Gela. Che adesso dovrà mettersi al lavoro consapevole di non avere una maggioranza in consiglio comunale: al primo turno, infatti, le liste collegate al centrosinistra hanno eletto ben 17 consiglieri comunali, mentre il Movimento Cinque Stelle si è fermato a quattro. Dopo aver vinto al ballottaggio, i Cinque Stelle eleggeranno un altro consigliere, fermandosi comunque a cinque seggi: anche in caso di incassare il sostegno degli altri otto (5 eletti con Ncd, 2 Autonomisti, 2 con la lista Reset) avrebbero comunque quattro voti in meno in consiglio comunale. Secondo la legge, il sindaco non può essere sfiduciato dai consiglieri nei primi due anni dall’elezione, ma la mancanza di una maggioranza ferrea potrebbe dare qualche grana a Messinese.

A spingere i pentastellati verso la vittoria, infatti, sono state le politiche ambientali: a Gela è in ballo la riconversione dello storico petrolchimico dell’Eni in bioraffineria, mentre è ancora aperto il capitolo delle bonifiche e dei risarcimenti danni ai famigliari dei dipendenti deceduti di tumore. Un nodo che lega il successo di Gela alla vittoria dei Cinque Stelle ad Augusta, quinta città conquistata dal movimento di Grillo in Sicilia, dopo Bagheria, Ragusa e Pietraperzia. Nel città al centro del cosiddetto triangolo della morte (insieme a Priolo e Melilli) il nuovo sindaco è Concetta Di Pietro, eletta con il 75 percento dei voti, mentre si ferma al 25 percento il giovane Domenico Paci, candidato di alcune liste civiche centriste. Con diciotto stabilimenti tra centrali elettriche e impianti di raffinazione, anche ad Augusta il tema ambientale è stato protagonista della campagna elettorale. Nel centro siracusano quasi tutti hanno un parente deceduto a causa di carcinoma ai polmoni, ai reni, al colon. E dato che fino a poco tempo fa era ignoto il contenuto del registro tumori della Asp, il parroco don Palmiro Prisutto aveva deciso di ricostruire una mappa dei suoi concittadini deceduti a causa di carcinoma, leggendo ogni mese i loro nomi durante la funzione religiosa all’interno del Duomo: una trovata che ha fatto di Augusta la Spoon River di Sicilia. “Qui è in atto un vero e proprio genocidio” avverte il sacerdote. Ed è qui, al centro del triangolo della morte, che dovranno cominciare ad amministrare gli esponenti del Movimento Cinque Stelle.

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