A partire da oggi il nostro magazine si arricchisce della sezione La musica è lavoro, nata da un’idea del Medimex, il salone dell’innovazione musicale organizzato da Puglia Sounds, che quest’anno si terrà dal 29 al 31 ottobre a Bari. Un’iniziativa che abbiamo deciso non solo di condividere, ma di rilanciare e sviluppare attraverso questo nuovo spazio. La Musica è Lavoro vuole essere uno spazio aperto in cui ribadire una volta per tutte che la musica, oltre allo straordinario valore aggiunto dato dal suo significato culturale, rappresenta un vero e proprio comparto economico con importanti ricadute occupazionali.

Per la prima volta in Italia, ilfattoquotidiano.it e Medimex offrono un luogo di riflessione e dibattito per raccontare il vasto e variegato mondo del lavoro musicale. Ospiteremo le riflessioni e i contributi di artisti e addetti ai lavori, le voci più autorevoli, i protagonisti del mondo mainstream e quelli della scena indipendente, le voci fuori dal coro, i rappresentanti del mondo dell’innovazione, della discografia, della musica live, delle istituzioni, le esperienze di chi vive di musica. Insomma, un’analisi ad ampio raggio di un settore che non è solo intrattenimento ma vero e proprio comparto economico che crea valore.
Van bene l’arte e l’intrattenimento, dunque, ma stiamo comunque parlando di un settore che economicamente ha il suo peso.

Secondo i dati Fimi relativi al 2014, il mercato discografico è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente, per un fatturato di 122 milioni di Euro al sell in. I dati positivi del 2013 e del 2014 hanno decretato la fine di una crisi nera che si è protratta per undici anni consecutivi. È anche merito del segmento digitale, ormai vitale per lo stato di salute dell’intero settore, che nel 2014 ha rappresentato il 38% del mercato (era il 32% nel 2013). I servizi di streaming online, protagonisti indiscussi della nuova fruizione musicale, sono cresciuti addirittura più dell’80%. Per la precisione, +84% per i servizi sostenuti da pubblicità, +82% per quelli in abbonamento. In un panorama giocoforza sempre più orientato sul digitale, il mercato del supporto fisico continua comunque a rappresentare oltre il 60% del mercato, con un rallentamento del calo strutturale del settore che fa ben sperare. Paradossalmente, poi, in pieno boom digitale, il vinile (3% de mercato) sta vivendo una inaspettata giovinezza con una crescita dell’84%. Ma il mercato discografico è solo una parte della più ampia industria musicale: una voce importante da non sottovalutare è quella relativa agli spettacoli dal vivo, ai passaggi radiofonici e televisivi, oltre alle “semplici” visualizzazioni dei videoclip musicali su YouTube e gli altri portali sul Web.

Ecco, dunque, che l’artista che registra un disco, si esibisce in tv o dal vivo è davvero solo il frontman di una band sterminata, fatta di quelle che banalmente si chiamano “maestranze”, un termine abusato che in realtà comprende centinaia di professionisti del settore. In mercati discograficamente più strutturati e ricchi (Stati Uniti in testa), si tratta di figure professionali non solo apprezzate, ma anche conosciute al grande pubblico e a volte vere e proprie star, con conti in banca degni degli attori hollywoodiani. In Italia un Pharrell Williams non esiste, ma il settore è una miniera di esperienze sconosciute, professionalità da raccontare e casi di studio che rappresentano al meglio la vitalità dell’industria musicale italiana. Un settore economico che negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con una crisi feroce, ma che adesso può permettersi di rialzare la testa e tornare a innovare e sperimentare.