Non prestate fede a quanti dicono che il rock è morto; si è soltanto rotto una gamba, ma nonostante questo ha portato a termine il suo lavoro e il suo nome è Dave Grohl. Un passo indietro. Quando qualche settimana fa David Letterman ha dato il suo addio alle scene, chiamando ancora una volta per l’occasione i Foo Fighters a suonare, qualcuno ha avuto da ridire. Non in America, ovviamente, ma sui social italiani, dove è ormai evidente che esserci e dire la propria è un tutt’uno. Perché proprio i Foo Fighters per un evento tanto importante? Questa la domanda. E chi saranno mai? Questa la domanda sottintesa. Ora, a parte le questioni personali che vedono Letterman particolarmente legato a Grohl e soci, e soprattutto alla loro Everlong, se qualcuno arriva a mettere in dubbio il valore e il peso dei Foo Fighters nella storia del rock contemporaneo, questo è decisamente un problema suo. Assistete a un loro concerto e poi non avrete più dubbi su quello che significa il rock’n roll, alla faccia di chi aveva guardato con sospetto il fatto che il batterista dei Nirvana si ributtasse subito nella mischia, per di più con una band che giocava sull’ironia parte del proprio immaginario.

Se però ci fossero ancora dei dubbi riguardo lo spessore della band in questione, l’altro giorno è andato in scena a Göteborg, in Svezia, uno di quegli eventi che entrano di diritto nella mitologia, facendo assurgere Dave Grohl, uno che in realtà già nella mitologia ci dovrebbe stare di diritto non fosse altro per tutti quelli con cui ha diviso il palco e incrociato gli strumenti, due nomi su tutti, Kurt Cobain e Paul McCartney, al ruolo di eroe contemporaneo. Fermi tutti. Non iniziate a alzare la voce, che tanto non vi si sente. Lo sappiamo che gli eroi sono altri, che tocca dare il giusto peso alle parole. Ma qui stiamo parlando di musica, e di eroismi musicali, ovviamente, andiamo cianciando. Contestualizzate, ogni tanto, vedrete che si vive meglio.

Questi comunque i fatti. Durante la sua esibizione, come sempre generosa e energica, Dave cade rovinosamente. Succede spesso ai rocker, ultimamente. Tutti abbiamo sogghignato per il volo di The Edge, tanto per fare l’esempio più mediaticamente rilevante. Comunque Dave cade, e si fa male. Ma male davvero. Sta eseguendo Monkey Wrench, uno dei brani più amati dai suoi fan, e non fosse che stiamo parlando di un incidente serio verrebbe da farci dell’ironia su. Lo soccorrono. E ci si rende conto subito che il danno è più grave di quel che sembra. La gamba è rotta. Dave, che non è uno che gioca di fioretto, si fa raggiungere da una telecamera, e inizia parlare allo stadio, pieno in ogni ordine di posti. Chiede scusa per quel che è accaduto. Sì, chiede scusa. Poi dice che si è fatto male davvero. La gente ulula, ma è chiaro a tutti che non sta scherzando. In un caso normale, a questo punto, il concerto verrebbe chiuso lì, pazienza, sarà per la prossima. Ma stiamo parlando di una macchina da guerra del rock, i Foo Fighters. Dave, quindi, chiede al pubblico di pazientare. Deve andare in ospedale, dice, ma poi ritorna, promesso. Così è.

Nel mentre la band prosegue, con Taylor Hawkins, il batterista, che sostituisce Dave alla voce. Per riempire un vuoto mica da ridere, la band, in formazione pesantemente ridotta, ha dato il via a un repertorio di salvataggio, comprensivo di alcune cover di classici del rock, dai Faces ai Queen. Proprio mentre stanno eseguendo Under Pressure ecco che Dave, la gamba ingessata, torna in scena. Una roba epica, da eroe, appunto. Definito dai suoi compagni di palco “il figlio di puttana più duro con cui vi sia mai capitato di avere a che fare”, Grohl dimostra, come già in passato aveva fatto Springsteen a San Siro, lì a cantare sotto il diluvio in acustica, abbracciato dai suoi fan, che il rock è ancora vivo e lotta insieme a noi. Non può certo una frattura del perone, questa la diagnosi, come dimostrato dalla lastra alla gamba postata poi sui social, fermare un rocker. L’abbraccio del suo pubblico è più forte del dolore, delle scalette, delle assicurazioni e dei suoi premi.

Tutto quello che si dice e si scrive e si legge sulla musica, oggi, di fronte a gesti come questi, generosamente votati al pubblico e alla musica, si sgonfia come gavettoni chiusi male. Sentir parlare di percentuali, di strategie di comunicazione, di discografia agonizzante e di diritti d’autore, di fronte a un quarantaseienne che chiede scusa ai suoi fan per essersi rotto una gamba mentre sta suonando, cantando e correndo indiavolato sul palco, e vederlo poi tornare poco dopo in scena, ovviamente seduto, per chiudere il concerto, è qualcosa che riconcilia con la musica. Il rock è vivo, viva Dave.