Nelle pieghe del disegno di legge sulla concorrenza, tra i tanti strumenti richiamati dalle norme che dovrebbero essere attivati per contenere la dinamica dei costi e delle tariffe assicurative, ce ne sarebbe uno in particolare che, pur essendo previsto dalla legge da quasi tre anni, oggi ancora non esiste ed è il c.d. “Archivio Antifrode”.

Si tratta dell’“Archivio informatico integrato” istituito dall’articolo 21 del decreto-legge n. 179/2012 presso l’Istituto per la vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) e richiamato dall’articolo 2 del disegno di legge sulla concorrenza che attualmente non risulta operativo per via della mancata emanazione del relativo decreto interministeriale.

Uno strumento in verità strategico per prevenire e contrastare in modo efficace le frodi nel settore assicurativo perché, stando a quanto previsto dalla legge, l’archivio in questione potrebbe consentire la connessione con una serie di banche dati già esistenti (quali la banca dati degli attestati di rischio, la banca dati sinistri, le banche dati anagrafe testimoni e anagrafe danneggiati, l’archivio nazionale dei veicoli e l’anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, il Pubblico Registro Automobilistico, i dati a disposizione della CONSAP per la gestione del fondo di garanzia per le vittime della strada e la gestione della liquidazione dei danni, i dati a disposizione per i sinistri con veicoli immatricolati in Stati esteri gestiti dall’Ufficio centrale italiano e ulteriori archivi e banche dati pubbliche e private) favorendo così non solo una migliore individuazione dei fenomeni fraudolenti, ma anche l’efficacia dei sistemi di liquidazione dei sinistri.

Per ora si tratta solo di un progetto “in itinere”, anche se ci sono voluti due anni perché uno schema di decreto ottenesse il parere favorevole dal Garante per la privacy (il 24 luglio 2014), per poi essere successivamente bloccato dal Consiglio di Stato. Risultato: lo schema di decreto non ha visto più la luce, mentre il fenomeno delle frodi nel settore assicurativo continua a crescere come evidenziato anche dall’IVASS nella sua relazione del 12 settembre 2014.

Ora, mi rendo conto che possano esistere procedure attuative particolarmente complesse, su cui sopraggiungono questioni di ogni tipo e che richiedono necessariamente tempi più lunghi di altre. Ma in questo caso, ci sono stati quasi tre anni di tempo per occuparsi di questa vicenda e data la rilevanza della questione e, soprattutto, del dibattito che si è aperto recentemente in Parlamento sul disegno di legge sulla concorrenza (provvedimento rispetto al quale, peraltro, sino ad oggi praticamente nessuno dei soggetti auditi in Commissione si è espresso favorevolmente), credo che una certa accelerazione sia assolutamente necessaria, se vogliamo che l’Archivio Antifrode cominci a funzionare davvero.

Altrimenti, di che cosa parliamo? E cosa se ne fa il Parlamento di nuove norme sul settore della RC auto, se poi mancano gli strumenti già previsti a legislazione vigente per sostenere il contrasto alle frodi? Perché, diciamocela tutta, il funzionamento di questo Archivio potrebbe rappresentare la cartina di tornasole per affrontare radicalmente un problema particolarmente sentito dalle persone, visto che l’aumento delle frodi nel settore RC auto non rappresenta solo un danno per le compagnie assicurative, ma anche un costo per gli assicurati che dovranno pagare nel tempo premi inevitabilmente più alti, con ovvie conseguenze per la collettività, aggravio di lavoro per i tribunali e sottrazione di tempi e risorse preziose all’amministrazione della giustizia.

Quello dell’Archivio Antifrode è solo un esempio, fra i tanti, di norme disseminate nei testi di legge e non ancora attuate.

Se poi passiamo dall’articolo 2 all’articolo 3 del disegno di legge sulla concorrenza, ecco che ci ritroviamo in una situazione analoga a quella di prima. Ci sono, infatti, alcune disposizioni sulla trasparenza e i risparmi in materia di assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore dove si prevede che “Gli intermediari, prima della sottoscrizione di un contratto di assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore, sono tenuti a informare il consumatore in modo corretto, trasparente ed esaustivo sui premi offerti da tutte le imprese di assicurazione di cui sono mandatari relativamente al contratto base previsto dall’articolo 22 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e successive modificazioni”.

 Ma anche qui, nonostante la norma sul contratto base sia entrata in vigore quasi tre anni fa, il regolamento ministeriale che avrebbe dovuto definirlo, ad oggi, non è stato ancora emanato.

Quindi? Che facciamo? Si legifera sulla fiducia? E meno male che si parla di un provvedimento inserito tra i collegati alla manovra di finanza pubblica e che, come tali, hanno una priorità nella programmazione economica del Governo.