Un detenuto malmenato e picchiato col manganello da una guardia carceraria e finito all’ospedale che denuncia il pestaggio ma poi ritratta. Alcuni medici dell’istituto carcerario genovese di Marassi coprono l’autore del pestaggio. Tra costoro anche una figura già nota alle cronache, la dottoressa Marilena Zaccardi, processata per le sevizie ai giovani detenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001. I reati all’epoca contestati alla Zaccardi erano finiti prescritti, dopo che in primo grado, unica tra i sanitari rinviati a giudizio per reati omissivi e ingiurie (tra cui il “dottor Mimetica”, Giacomo Toccafondi, recentemente sospeso per sei mesi dal servizio), la Zaccardi era stata assolta. Tuttavia ne aveva dovuto rispondere in sede civile, con risarcimenti alle vittime peraltro pagati dal Ministero di Grazia e Giustizia. Zaccardi era stata anche sospesa dalla professione da parte dell’ordine dei medici per un periodo di due mesi. Il suo nome era tornato alla ribalta di recente, quando era stata invitata dalla Asl come relatrice ad un convegno sulla salute nelle carceri. La notizia era finita sui giornali e la sua partecipazione era stata frettolosamente annullata.

I fatti risalgono alla scorsa primavera. Un detenuto per questioni di droga del carcere genovese, Ferdinando B., viene trovato pesto e sanguinante. Secondo la sua prima versione sarebbe stato picchiato a manganellate da un agente della Polizia penitenziaria, poi identificato in Dario Pinchiera, 30 anni. Versione dell’agente al suo superiore, Massimo Di Bisceglie: “Sono stato aggredito e ho dovuto difendermi. Ne è nata una colluttazione e il detenuto è rimasto ferito cadendo a terra”. Nessun testimone ha assistito alla scena che non è stata ripresa dalle telecamere a circuito chiuso che in quella zona del carcere non sono presenti. Successivamente il detenuto aveva cambiato versione e sostenuto di essersi ferito cadendo da solo.

Il presunto responsabile del pestaggio, è stato sospeso dal servizio da parte del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Il Dap ha applicato con severità le disposizioni dettate dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che aveva censurato il fatto che durante le indagini sulla “macelleria messicana” alla scuola Diaz i funzionari di polizia coinvolti non erano stati sospesi dal servizio. Questa volta viceversa la guardia penitenziaria non solo è stata raggiunta da un provvedimento cautelare del gip (la sospensione dai pubblici uffici) ma dovrà subire l’interdizione dal servizio per 12 mesi in modo da permettere lo svolgimento delle indagini al riparo da inquinamenti probatori. Spiega al fattoquotidiano.it il Provveditore Regionale alle carceri, Carmelo Cantone: “In considerazione della delicatezza del caso il Dap ha deciso la sospensione cautelativa dal servizio a carico dell’agente che quindi non si presenterà al lavoro per 12 mesi o comunque per tutto il tempo necessario alla procura per chiarire la vicenda. L’agente percepirà il 50% dello stipendio”.

La vicenda è finita sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica di Genova, Giuseppe Longo, che ha disposto una serie di accertamenti e infine ha emesso avvisi di garanzia, anche a tutela, nei confronti di cinque sanitari in servizio presso il carcere di Marassi. Tutti dovranno chiarire le rispettive posizioni. Tra loro, appunto, anche la dottoressa Zaccardi. Dice a ilfattoquotidiano.it il suo difensore, l’avvocato Mario Iavicoli, che assiste anche altri due medici del carcere, i dottori Ilias Zannis e Giuseppe Papatola, indagati a vario titolo con i colleghi Silvano Bertirotti e Silvia Oldrati. “In realtà la dottoressa Zaccardi con i due colleghi aveva visitato il detenuto il giorno dopo l’asserito pestaggio e aveva informato della presenza di ferite compatibili la direzione della casa circondariale che aveva provveduto ad informarne la magistratura”.

Risulta anche che la dottoressa Oldrati, psicologa, durante la visita al carcere del 14 aprile scorso, aveva notato il detenuto B. con il volto tumefatto e lo aveva visitato, segnalando il caso al collega Bertirotti, medico responsabile del carcere di Marassi. Di questo passaggio, cruciale, sarebbero stati testimoni due funzionari della polizia Penitenziaria. Il punto è che la procura contesta l’ipotesi di omissione di referto, ossia che nessuna cartella clinica è stata recapitata al direttore del carcere, Salvatore Mazzeo, che infatti conferma a ilfattoquotidiano.it di aver ricevuto soltanto il rapporto del comandante delle guardie carcerarie, la relazione dell’agente Pinchiera e la dichiarazione del medico Oldrati che asseriva di aver raccolto dal detenuto il racconto del pestaggio. Ma nessuno dei sanitari, apparentemente, ha sottoscritto un vero e proprio referto medico con l’indicazione delle ferite riscontrate, la diagnosi e la prognosi di guarigione. La magistratura ora vuole capire perché.