Ancora una volta la procura di Trani con a capo il Procuratore generale Carlo Maria Capristo, ha dimostrato che con un lavoro paziente e rigoroso si possono svelare i perversi meccanismi corruttivi della politica feudale di personaggi bizzarri, bloccandoli nei suoi nefasti sviluppi. Sul caso Divina Provvidenza, ci aveva già messo le mani un giovane (allora, negli anni ’90) pm, Domenico Seccia, sempre da Trani.

La cosa si arenò di fronte alla morte del “dominus” Lorenzo Leone ed alla relativa archiviazione. I miliardi della congregazione però rimasero in giro. Ricordo una volta di aver saputo da un giovane funzionario della banca del principato del Lichtenstein, che molti fondi di provenienza vaticana si rifugiavano nei forzieri del Principe. Il funzionario mi chiese, ingenuamente di spiegargli cos’era lo Ior, ente col quale aveva a che fare in continuazione. A Vaduz peraltro era facile ottenere anche una sede universitaria farlocca utile al fine di utilizzare il titolo di cattedratico, uso che non disdegnò Buttiglione. E dunque, mentre si cercano ancora i miliardi del Leone, ecco che arriva in soccorso delle ricche monache il bizzarro Azzollini.

Prima prode Sindaco di Molfetta, poi senatore nonché Presidente a vita della Commissione bilancio del Senato.

Il nostro prode senatore dal cappello bizzarro, mentre sperpera circa 150 milioni di euro per costruire un porto dove non si può, nascondendo l’esistenza di ordigni proprio nel sito indicato, di fatto con una piccola leggina si impadronisce del manicomio di Bisceglie, vero e proprio serbatoio di consenso elettorale.

Ma a lui i voti non bastano ed ecco spuntare ancora fondi neri nello Ior, tangenti, assunzioni spropositate, mentre i dipendenti storici vengono spinti verso l’uso estremo degli ammortizzatori sociali.

Quello che sta venendo fuori dalle carte dell’inchiesta dimostra ancora una volta che i grandi affari la politica preferisce farli sugli “ultimi”. A Roma, e non solo, sui migranti, a Bisceglie sui malati di mente.

Eppure quell’Azzollini, sì quel guascone che parla sempre in dialetto sbraitando, un mix perfetto del politico post-moderno, al quale sono sicuro che Papa Francesco non lesinerebbe un bel pugno divino, qualcuno lo ha votato designandolo quasi sempre alla Presidenza della Commissione bilancio. Eppure quel senatore ex An, ex Pdl, ora Ncd, macinava consensi con modalità raccapriccianti. Adesso chissà se guardando le carte cercheranno di salvarlo per l’ennesima volta.

Sappiano i nostri parlamentari che anche le suore alla fine si sono ribellate al potere di questo bizzarro signore. Il problema sarà quello di capire se per lui basterà il carcere o se forse non sarà meglio internarlo con tutta la sua combriccola di manager strapagati in qualche manicomio ancora aperto.