Lavorare all’estero alle dipendenze della Farnesina e vivere con 399,33 euro al mese? Per la legge e per la Corte d’Appello di Roma, che è stata chiamata ad applicarla, si può. E’ il caso di una contrattista del ministero degli Esteri, attualmente guidato da Paolo Gentiloni (nella foto con Federica Mogherini), impiegata presso l’ambasciata italiana di Asmara, in Eritrea, che si è vista rigettare la richiesta di adeguamento salariale parzialmente accolta in primo grado. A causa di una norma in base alla quale lo stipendio annuo dei contrattisti è determinato «tenendo conto delle condizioni del mercato del lavoro locale, del costo della vita e, principalmente, delle retribuzioni corrisposte nella stessa sede da rappresentanze diplomatiche, uffici consolari, istituzioni culturali di altri Paesi in primo luogo di quelli dell’Unione Europea, nonché da organizzazioni internazionali». E poiché in Eritrea i parametri indicati dalla legge sono di gran lunga al di sotto rispetto a quelli italiani, 400 euro per un mese di lavoro sono stati ritenuti una cifra congrua.

APPELLO FATALE «Una decisione scandalosa, in aperto contrasto con l’articolo 36 della Costituzione , in base al quale ogni lavoratore ha diritto ad una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ma come si può con 399 euro al mese?», commenta indignato l’avvocato Ugo Sgueglia che ha seguito il caso in entrambi i gradi di giudizio e che sta già preparando il ricorso in Cassazione. «E’ vero che la mia assistita vive in Eritrea, dove il costo della vita è più basso, ma deve rientrare anche in Italia dove quella cifra è del tutto inadeguata», sottolinea il legale. La lavoratrice aveva chiesto il riconoscimento della stessa retribuzione percepita da altri impiegati «di uguale livello» e che «svolgono uguali mansioni», nella stessa sede diplomatica di Asmara. Cioè 4.808,92 euro al mese. Richiesta solo in minima parte accolta dal Tribunale che le aveva riconosciuto il diritto ad uno stipendio di 800,33 euro al mese, condannando la Farnesina al pagamento delle differenze retributive per 21.654 euro oltre ad interessi maturati. Insomma, il doppio di quanto precedentemente percepito, sebbene la cifra fosse ancora ben lontana da quella richiesta. Decisione ribaltata in Appello perché al momento dell’assunzione della contrattista italiana (il 14 giugno 2005), scrivono i giudici di secondo grado, era già «venuto meno ogni ancoraggio alla retribuzione percepita dal personale di ruolo del Ministero» per effetto di una modifica normativa del 2000. Di conseguenza, concludono i magistrati, «gli unici parametri di riferimento per la determinazione del trattamento retributivo dovuto sono diventati, perciò, le condizioni del mercato del lavoro locale, il costo della vita e le retribuzioni corrisposte in loco dalle altre rappresentanze diplomatiche o analoghi organismi internazionali».

NORME CAPESTRO Insomma, dagli 800 euro al mese accordati dal Tribunale la contrattista italiana di Asmara è tornata a percepirne di nuovo 400. Ma che cos’è di preciso un contrattista? «Il personale delle ambasciate è composto da diplomatici di ruolo, amministrativi e dipendenti del ministero comandati dall’Italia, ai quali viene corrisposta oltre allo stipendio anche un’indennità di servizio all’estero diretta a sopperire alle maggiori spese che si devono affrontare nel Paese di destinazione e che, ovviamente, è calcolata con riferimento al costo della vita locale – spiega l’avvocato Sgueglia – Varia da un minimo di 6-7000 euro fino ad un massimo di circa 20 mila eppure il costo della vita è lo stesso che deve affrontare, con 399 euro in tutto, una contrattista italiana». Per esigenze di servizio, le ambasciate possono assumere contrattisti, appunto, secondo le regole previste dalla legge locale oppure secondo quelle della legge italiana. Una differenza non di poco conto. «Perché i contrattisti assunti in base alla legge italiana hanno diritto ad una retribuzione di circa 4.500 euro al mese, mentre per quelli assunti in base alla legge locale, come nel caso della mia assistita, è ritenuto sufficiente un assegno da 399 euro – conclude il legale – Una distorsione che cercheremo di correggere in Cassazione».
Twitter: @Antonio_Pitoni