E’ nel segno del cinema di genere e nello specifico del noir la 59esima edizione dei David di Donatello che vede il trionfo dell’intenso Anime nere di Francesco Munzi che si porta a casa ben 9 statuette: miglior film, regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, montaggio, fonico, colonna sonora e canzone originale. Il film del 46enne regista romano aveva partecipato al concorso della 71esima Mostra di Venezia uscendone senza alcun riconoscimento: il David ne ha “risarcito” un vuoto sicuramente colpevole. Intenso e realizzato non senza rischi e fatiche nella Calabria profonda, racconta di una famiglia calabrese “naturalmente” coinvolta con le frange della ’ndrangheta. Un destino di anime mortifere, appunto “nere”.

Buono il bottino anche de Il giovane favoloso di Mario Martone (anch’egli concorreva a Venezia) che raccoglie 5 David tra cui spicca quella meritatissima per il miglior attore protagonista Elio Germano, interprete di un Leopardi eccezionale. Per il film premiati anche la scenografia, i costumi e il trucco & parrucco. Di Martone è di recente uscita l’edizione restaurata del dvd dell’indimenticabile Teatro di guerra. Due i premi per Mia madre di Nanni Moretti (forse il grande sconfitto della serata…) e per nulla casuali: nel primo film che dedica alle donne sono giustamente le due attrici (protagonista e non) a meritarsi il David. Se la brava Margherita Buy è abbastanza abituata ai premi cinematografici (è al suo quinto David di Donatello), non lo stesso può dirsi della grande Giulia Lazzarini che ha ricevuto un applauso unanime con ovazione. “Sono felice e quando si è felici non si trovano le parole. Ma devo tutti a Nanni” ha dichiarato emozionata l’artista milanese che, rivolgendosi al regista, ha esclamato: “Nanni, ti voglio molto bene”.

Due, infine, i premi per Noi e la Giulia di Edoardo Leo: quello per l’attore non protagonista a Carlo Buccirosso e il David Giovani. Per quanto riguarda gli altri premi, il miglior regista esordiente è risultato Edoardo Falcone per la commedia Se Dio vuole con il duo Gassmann-Giallini, il miglior film dell’Unione Europea è il britannico La teoria del tutto di James Marsh, il miglior film straniero è Birdman di Alejandro Iñárritu, Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores si è portato a casa il David per gli effetti digitali mentre – meritatissimo – è il David di Donatello al miglior documentario assegnato a Belluscone di Franco Maresco, ovviamente assente. Un David speciale è stato consegnato nelle mani ben presenti dell’hollywoodiano Gabriele Muccino.

E sempre da Hollywood, ma di caratura ben diversa, è arrivato il grande protagonista della serata ben condotta da Tullio Solenghi è stato Quentin Tarantino, approdato a Roma a ritirare due vecchi David: quello del 1995 per Pulp Fiction e del 2012 per Django Unchained. Le sue statuette le riceve da uno dei suoi idoli: Ennio Morricone. “Grazie Maestro” proclama Quentin con sorriso sincero, mentre Morricone, a sua volta riceve una standing ovation dal pubblico confermando una futura (e certa) collaborazione col regista delle Iene. Bacia tutti il divo-regista italo-americano improvvisando persino la danza di Pulp fiction sul palco. “Un film alla Tarantino? E’ una combinazione di orribile violenza e tocco comico, il sangue e la commedia insieme fanno qualcosa di simile alla Tarantino. Battute e pistole” e lo dice con accento italiano. “Sono orgoglioso e onorato di essere premiato in questa sede del cinema italiano, da cui sono sempre stato affascinato fin da piccolo. Il primo film che ho visto al cinema è Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone”.

Quanto alla cerimonia della 59ma edizione ha funzionato “l’usato sicuro” Tullio Solenghi che dopo aver salutato i tre moschettieri di Cannes dove “nulla hanno vinto” – specifica – “nessuna polemica coi francesi ma arridatece la Gioconda” ricorda lo stato di buona salute del cinema del Belpaese. “Garrone, Moretti e Sorrentino sono stati venduti in oltre 100 Paesi e stanno riscuotendo buon successo al botteghino. Complimenti da tutti noi!”. Senza smarrire la sua vis comica, Solenghi riesce ad inserire nei 120 anni del cinema il gran ciambellano Gian Luigi Rondi “che già c’era coi Lumiére ed era in età, anzi è il loro fratello maggiore”. Emozionante e non banale l’In Memoriam sui carissimi estinti del cinema italiano, ricordati per epitaffi famosi: da Virna Lisi a Manuel De Sica, da Giorgio Faletti a Monica Scattini, da Anita Ekberg a Claudio Caligari fino a Francesco Rosi.