“La Chiesa è disposta a stabilire una data fissa per la Pasqua, in modo che possa essere festeggiata nello stesso giorno da tutti i cristiani, siano essi cattolici, protestanti o ortodossi”. Papa Francesco lo ha annunciato durante la lunga meditazione di oltre due ore che ha tenuto al terzo ritiro mondiale dei sacerdoti nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Rispondendo a una domanda sull’ecumenismo e sui rapporti con la Chiesa ortodossa, sia di Costantinopoli sia di Mosca, Bergoglio ha affermato che “la Chiesa cattolica è disponibile a rinunciare alla data determinata per la domenica di Pasqua dal primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera”. Il Patriarca della Chiesa copta ortodossa Tawadros II, nel 2014, aveva inviato una lettera al Papa, in occasione del primo anniversario del loro incontro in Vaticano, in cui tra l’altro invitava appunto il Vescovo di Roma a individuare una data unica per la celebrazione della Pasqua in tutte le Chiese cristiane.

Francesco ha puntato il dito contro le divisioni dei seguaci di Gesù riaffermando che “stiamo vivendo l’ecumenismo del sangue dei nostri martiri”. Per Bergoglio, infatti, i cristiani perseguitati sono già il segno dell’unità. “Il problema della divisione – ha aggiunto il Papa – è un vero scandalo. Ciò che salvò la Chiesa primitiva dalla divisione è il coraggio di san Paolo di parlare chiaro e degli apostoli di discutere, ciò indica la prossimità. Dove c’è prossimità c’è lo Spirito, è una grazia, per ogni chiesa particolare, vescovi sacerdoti e fedeli”. Bergoglio ha annunciato, inoltre, che a novembre sarà per la prima volta in Africa e alle due tappe già sicure, Uganda e Repubblica Centroafricana, si sta valutando di aggiungere il Kenya. Già in programma, invece, dal 6 al 12 luglio prossimi, il viaggio del Papa in America Latina con tappe in Ecuador, Bolivia e Paraguay.

Francesco è tornato a lodare il “genio femminile”, facendo sua la celebre espressione di san Giovanni Paolo II, ricordando che “la Chiesa è donna, è ‘la’ Chiesa, non ‘il’ Chiesa, è sposa di Cristo, è madre del santo popolo fedele di Dio”. Per Bergoglio, infatti, “la Chiesa è donna e le donne qui sono immagine e figura della chiesa della madre, esprimono in modo speciale la collaborazione. Ai reclami femministi rispondo che Maria è molto più importante degli apostoli”. Tanti i consigli che Francesco ha voluto dare ai sacerdoti. Dal non trasformare le omelie in vere e proprie conferenze (“durata massima otto minuti”), ad assolvere con misericordia quanti si presentano ai confessionali. “Non abbiate paura di perdonare troppo, – ha affermato il Papa – e se pensate di averlo fatto, mettete le vostre domande davanti al Signore, mettetevi davanti al tabernacolo”.

Francesco ha anche raccontato del rifiuto, da un prete della sua Buenos Aires, del battesimo al figlio di una ragazza madre. “Ma come, – si è domandato Bergoglio – questa povera ragazza ha avuto il coraggio di far nascere un bimbo da sola, e la Chiesa le nega il battesimo? Ma chi siamo noi? Siamo dei puritani. Per favore una Chiesa senza misericordia no, non spaventate il popolo fedele”. Il Papa ha puntato nuovamente il dito anche contro i “sacerdoti che diventano burocrati trasformando la Chiesa da madre in matrigna”. Bergoglio ha sottolineato che “il demonio entra dal portafoglio, è lì che si mette per tentare il prete. Il popolo di Dio riconosce se uno è un prete o un funzionario a orario fisso, un applicatore alla lettera. Un prete che diventa un funzionario è come un impiegato del comune che termina in un’ora, maltratta la gente, perde amore. Il popolo di Dio perdona a un sacerdote una caduta affettiva o se beve troppo, ma non se cede al potere e alla ricchezza”.