Per chi non lo sapesse, in questo paese c’è stato un tempo in cui pubblicizzare un preservativo era reato.

L’articolo 553 del fascista Codice Rocco puniva fino a un anno di galera la propaganda – ma anche l’uso – di qualsiasi anticoncezionale. La norma era contenuta nel Titolo X, fra i “delitti contro la integrità e la sanità della stirpe” e ci volle del bello e del buono perché se ne ottenesse l’abrogazione.

Ci volle in particolare l’Aied, Associazione italiana per l’educazione demografica, che aveva fatto della battaglia per una sessualità consapevole uno dei suoi principali scopi politici, nel frattempo occupandosi di aprire consultori in tutte le città. Mentre rimane uno dei pochi luoghi dove giovani e meno giovani, molto spesso donne ma non solo, possono trovare una professionalità eccellente che dia risposte alle loro domande (alcune di noi devono all’Aied, e non certo ai fantomatici consultori previsti dalla legge sul Servizio Sanitario Nazionale, le diagnosi precoci che ti allungano la vita), l’associazione si muove ora anche sul terreno della comunicazione culturale.

Per il terzo anno di fila, ad esempio, Aied-Roma organizza un contest (una gara di idee), in collaborazione con Cocoon projects, indirizzato ai teens e intitolato #Diversieinsieme, per la valorizzazione della diversità di genere, contro gli stereotipi delle identità sessuali.

Considerando che i consultori Aied della capitale sono frequentati annualmente da circa 1600-1700 adolescenti, il premio di 10.000 euro destinato al progetto vincitore può contribuire a convincere altri ragazzi a prendersi cura della propria diversità.

Al momento, su una cinquantina di progetti presentati, una giuria composta fra gli altri da Simona Lanzoni (Pangea), Anna Paola Concia (ex deputata) e Stefano Ciccone (Maschile Plurale) ne ha individuati cinque per la finale. Il progetto vincitore sarà annunciato il prossimo 13 giugno, durante un convegno sul tema. L’appuntamento è all’Hotel Minerva, nella omonima piazza accanto al Pantheon, alle 9,30, a Roma. Una buona occasione per discutere e ascoltare proposte e analisi su una questione ancora decisamente scottante.

I precedenti contest erano stati #NoViolenza#Donne (2013) e #Giovani#Liberidiamare (2014) ed avevano registrato un ottimo riscontro fra gli adolescenti.

 


Riceviamo e pubblichiamo la rettifica di Consulta dei Consultori di Roma

Gentile Dott.ssa Lucca,
con incredulità ho letto quanto da Lei pubblicato sul Fatto Quotidiano on line di oggi, 12 giugno, a proposito dell’AIED e dei consultori pubblici.
Come presidente della Consulta dei Consultori di Roma, mi corre l’obbligo di commentare e rettificare quanto da Lei affermato nel breve articolo su contraccezione e sessualità, nel quale, in sole sei righe, è riuscita a collezionare svariate inesattezze che le segnalo affinchè possa acquisire le informazioni necessarie.
Nulla si vuole togliere ai meriti dell’AIED che – insieme al Partito Radicale, all’UDI, al Movimento delle Donne e ad altre realtà associative laiche – ha aperto la strada per affermare la necessità di garantire alle donne una sessualità consapevole e la possibilità di accedere alla pianificazione familiare, obbligando il Parlamento Italiano all’istituzione dei consultori pubblici e gratuiti(legge 405/75).
Da allora la realtà dei consultori italiani ha avuto- e continua ad avere – un ruolo fondamentale di prevenzione e di promozione della salute sessuale e riproduttiva dei giovani, delle donne, delle coppie.
La informo che i consultori di Roma contattano ogni anno circa 20.000 giovani nelle scuole della città, nel corso degli incontri sulla sessualità e sulle ITS (infezioni sessualmente trasmissibili).
A questo dato vanno aggiunte le consulenze mediche, psicologiche e sociali che vengono fornite all’interno dei consultori su sessualità, contraccezione, interruzione volontaria della gravidanza, ITS, percorso nascita e prevenzione dei tumori femminili. Per la cronaca: da circa 10 anni le donne dai 25 ai 65 anni si sottopongono gratuitamente nei consultori allo screening per la prevenzione del cancro della cervice uterina.
Per la correttezza dell’informazione che è dovuta ai lettori, La invito a pubblicare questa lettera e La invito altresì a visitare i consultori familiari pubblici per rendersi conto di persona della realtà dei servizi dedicati alla salute delle donne.
Aggiungo che i consultori familiari pubblici, a fronte di un numero decisamente inferiore rispetto a quanto previsto dalla normativa (1:20.000 ab.) e a fronte della carenza di personale, riescono comunque a svolgere un importante lavoro di empowerment nei confronti delle donne – giovani, meno giovani, immigrate, svantaggiate – degli uomini (la cui presenza è in aumento nei nostri servizi), delle/degli adolescenti.
Se vorrà contattarmi, sarò lieta di darLe ulteriori ragguagli sui nostri consultori, servizi quasi in clandestinità per stampa e istituzioni, ma che ciclicamente diventano bersaglio sia per gli aspetti ideologici che vengono loro falsamente attribuiti, sia per la sistematica svalutazione operata da chi vede nelle problematiche legate alla salute delle donne una possibilità di guadagno.

La Presidente
Giuseppina Adorno

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Controreplica

Cara dottoressa Adorno,

cito una sua intervista del 2013, a proposito della carenza di consultori: “A Roma ne mancano 94 rispetto alla popolazione esistente. Oltre alle chiusure c’è il problema del blocco del turn over: chi va in pensione, o chi si trasferisce, non viene sostituito, per cui le equipe in alcuni consultori sono molto carenti. Dunque diminuiscono gli operatori, le sedi sono fatiscenti o in alcuni casi hanno problemi infrastrutturali gravi, e le asl tendono ad accorparli o a chiuderli del tutto”. Io punto il dito contro governi, ministri, assessori, sindaci…non certo contro di lei. Tutti costoro, con rare eccezioni, si sono sempre ben guardati dal favorire la crescita e il miglioramento dei consultori pubblici: li hanno resi “fantomatici”. Per chi fosse interessato, ecco il link della sua intervista integrale.

Con stima, Daria Lucca