“We made it”, lo abbiamo fatto. È lo slogan che annuncia il successo di uno dei primi esperimenti europei di “crowdfunding” per una ricerca accademica. Una forma di microfinanziamento collettivo dal basso, con l’obiettivo, raggiunto in appena un mese, di raccogliere on line 5mila franchi svizzeri (poco meno di 4800 euro). Alla data di scadenza prevista, il 3 giugno, il totalizzatore elettronico, infatti, ha già superato la cifra richiesta, con quasi 6mila franchi svizzeri raccolti.

“Esprimo la mia infinita gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato”. È il primo commento soddisfatto del promotore di questa singolare, almeno in Europa, campagna di finanziamento partecipativo per una ricerca scientifica. Si chiama Alessandro Chidichimo. È un linguista originario di Cosenza. Come tanti cosiddetti cervelli in fuga, ha scelto di andare all’estero, in Svizzera, per poter continuare le proprie ricerche.

Chidichimo decide di organizzare questa raccolta fondi dopo essersi imbattuto in una lettera. È datata 1943. È una richiesta di aiuto indirizzata alla società ginevrina di linguistica a favore di Émile Benveniste, divenuto, negli anni successivi al Secondo conflitto mondiale, uno dei più importanti linguisti del Vecchio continente. A scriverla un suo ex studente, docente a Friburgo, con il quale Benveniste comunica in persiano per non essere scoperto. La sua vita negli anni della guerra è, infatti, rocambolesca e, per molti aspetti, ancora poco conosciuta. Fatto prigioniero nel 1940 dopo essersi arruolato nell’esercito francese, Benveniste riesce, infatti, a evadere e a rifugiarsi in Svizzera, sfuggendo alle persecuzioni naziste per le sue origini ebraiche.

“Volevo approfondire i dettagli della vita di Benveniste durante la guerra ma, per proseguire le mie ricerche, consultando ad esempio alcuni archivi in Francia, avevo bisogno di fondi – spiega Chidichimo -. Come spesso accade, però, ho avuto difficoltà a trovare i finanziamenti. È nata così l’idea del crowdfunding”. Può sorprendere la necessità di dover ricorrere a questo strumento di raccolta fondi nella ricca Svizzera. “Si può essere precari anche qui – precisa il linguista italiano -. Non avere, cioè, un posto fisso in un’università, ma lavorare grazie ai progetti di ricerca. Il mio, infatti – aggiunge Chidichimo -, non è un caso speciale, bensì una situazione comune, un po’ ovunque, a chi fa il lavoro di ricercatore. Così – sottolinea lo studioso -, ho pensato di provare nuove forme di finanziamento indipendente, già sperimentate altrove e, allo stesso tempo, comunicare a un pubblico più vasto alcuni aspetti della mia ricerca”.

I primi a raccogliere l’appello di Chidichimo sono le persone più vicine a lui, amici e colleghi. Poi, però, l’iniziativa si estende a poco a poco anche ad altri, fino al buon esito finale. “È la prova che alcuni aspetti storici di questa ricerca riguardano tutti, non solo gli specialisti. Per questo – spiega Chidichimo -, ho pensato allo strumento del crowdfunding, un tentativo di bypassare le burocrazie e le gerarchie, per poter fare ricerca in maniera indipendente. Questo esperimento è, infatti, utile per aggirare la pratica quotidiana della ricerca di fondi e della scrittura dei progetti, che oramai – conclude lo studioso italiano – ha preso il posto del lavoro scientifico, assorbendo la maggior parte del tempo di un ricercatore”.