Jenny, Lalla, Fairy e le altre ragazze del mucchio. Lo scandalo delle squillo minorenni dei Parioli da romanzo di successo – Professione Lolita (Chiarelettere) – scritto dal giornalista Daniele Autieri, diventerà un film o più probabilmente una serie tv. Certo, non ci sarà bisogno della bonaria malizia di un Almodovar: basteranno i già espliciti riferimenti realistici da documentario in presa diretta di una vicenda di cronaca che vede intrecciarsi prostituzione minorile, criminalità organizzata della Roma “nera” e le infinite gesta di Mafia Capitale.

“Conoscevo un fotografo che lavorava nelle feste dei 18enni nei licei romani. Mi disse che se mi interessava il tema mi avrebbe fatto parlare con alcune ragazze. La mia inchiesta giornalistica è nata da lì”, spiega al FQMagazine Daniele Autieri, già autore dell’istant book Alemagno. Imperatore di Roma (Aliberti). Ecco il precipizio infinito davanti a cui si infila Autieri: un gineceo di baby squillo minorenni sempre in linea tra smartphone e social network per vendere la propria carne tirata a lucido, tra bulletti di quartiere che controllano il giro di coca picchiandosi e accoltellandosi, uomini dello spettacolo e della politica, e boss criminali che amano circondarsi di lolite. “Il mio lavoro di cronista è durato tre o quattro mesi. Ricordo le prime feste con i falsi casting per ipotetici filmini mai realizzati a cui venivano sottoposte decine di adolescenti e anche bambine di otto nove anni. Venivano fatte foto per uso personale. Un mercato squallido”, prosegue il giornalista romano che nelle settimane dell’inchiesta è stato affiancato dal Nucleo Operativo dei Carabinieri di Via In Selci. “C’era una incredibilità disponibilità delle ragazzine a raccontarsi, già presente sui social come Facebook e Instagram, ma soprattutto su Ask.com dove gli utenti possono rivolgere domande anonime ad altri utenti, senza essere riconosciuti”.

Finito il lavoro d’inchiesta, con relativi strascichi giudiziari, rimane l’eco dello scandalo che in breve diventa un romanzo mai indulgente verso i propri personaggi, con un linguaggio duro e mimetico e numi tutelari altissimi: “Mi sono ispirato ai libri di Emmanuel Carrere. Un lavoro esemplare. Prendere fatti storici realmente accaduti, ferite aperte a livello sociale, ed elevarli a romanzo. Penso a Limonov o L’avversario. La cronaca spesso non sviscera tutto ciò che c’è all’interno di queste storie profondissime. Per i diversi punti di vista dei personaggi che si intrecciano avevo in mente Mentre Morivo di William Faulkner”. Ma è la disponibilità a raccontarsi, a mettersi in mostra delle ragazze, anche di fronte al sassolino che infilandosi nel meccanismo lo farà inceppare, che stupisce Autieri: “Nonostante risultino vittime di questo sistema a delinquere, è impressionante la loro consapevolezza e determinazione nel perseguire i loro obiettivi. Durante gli interrogatori due di loro difendevamo perfino il loro “protettore” dicendo che era quello che loro volevano fare e che l’uomo non era un pappone delle prostitute di strada. C’è una vulnerabilità diversa in queste ragazze. E poi quello che una volta si faceva a 20 anni oggi si fa già a 16. Il motivo è un calo delle difese etiche e la scorciatoia è quella di facili modelli di successo a cui si è sottoposti ogni giorno”.

Ora per Professione Lolita c’è in lavorazione la versione audiovisiva: un film, o più probabilmente una serie tv prodotta da Lucisano Media Group. “Il romanzo è stato opzionato da loro e si sta contrattando per la distribuzione. L’ideale sarebbe chiudere un accordo con Sky”. Il riadattamento con relativo script deve ancora iniziare ma alcuni punti di fondo sono già chiari: “La serie 1992 mi è piaciuta, ma la mia è una storia più nera dove è difficile vedere una redenzione. Per costruirla ci vuole estremo realismo e poca ipocrisia. Per questo mi piacerebbe vedere uno Stefano Sollima alla regia. Il suo Gomorra è un esempio da seguire”. Qualche “desiderata” però sul cast non viene nascosto: “Vedrei bene Elio Germano nella parte del protettore delle ragazze. Mentre per i clienti, i cosiddetti potenti, non riesco a immaginarmi dei visi precisi. Li vedo come sagome senza volto. Nonostante l’impunibilità e il patteggiamento con cui ne sono usciti, rimangono loro i veri ed unici colpevoli di questa vicenda”.