“Avevo paura di dire in giro che mio figlio era gay. Sono stata in questa indecisione per quasi un anno”. Ma dalle paure di questa mamma è nato il Meetings of the Parents’ Club (letteralmente “Incontri per genitori”), riunioni che si svolgono ogni terzo lunedì del mese in un appartamento nel centro di San Pietroburgo. Una sorta di gruppi di ascolto, dove mamme di ragazzi omosessuali si riuniscono per compiere insieme un percorso di accettazione della sessualità del figlio. A raccontarlo è un reportage di Meduza, giornale online con sede in Lettonia ma pubblicato in russo. E il web magazine dipinge dall’interno la Russia dell’omofobia e la lotta della comunità omossessuale contro minacce di morte e discriminazioni, partendo proprio dalla descrizione di questi club di ascolto per genitori. Tra ragazzi che chiedono consigli per fare coming out e frasi sussurrate a mezz’aria: “Scusa mamma, sono ancora gay”.

Poca pubblicità per le riunioni organizzate del gruppo Lgbt Vykhod (che in russo significa “Uscita”). Gli incontri vedono meno di venti persone sedute in cerchio. Si può parlare solo uno per volta e i telefoni devono essere spenti. Non un padre presente, continua il giornalista di Meduza. Diverse le storie riportare dal giornale lettone. Un ragazzo racconta di quando i suoi genitori gli hanno detto: “Vattene, non toccare le mie cose”. Altri ricordano di essere stati cacciati di casa o mandati in istituti di cura. Una delle veterane del centro, allora, consiglia ai giovani di spiegare ai genitori che gli omosessuali non sono le macchiette che vedono in televisione “Mio figlio mi ha portato a questi incontri un anno dopo il suo coming out – racconta mamma Elena a Meduza – Quando ho visto che gli omosessuali non ballavano in calzamaglia ma erano persone normali sedute in cerchio, mi sono molto sorpresa”. È stato questo l’inizio del percorso che ha portato Elena a diventare una delle attiviste del centro.

Alle riunioni le madri possono fare domande, le sono consigliati film su temi Lgbt (tra cui Prayers for Bobby, un film in cui un gay si uccide perché i suoi genitori rifiutano di accettare la sua sessualità). Altri genitori di ragazzi omosessuali spiegano che “non è la fine del mondo” e si può avere una vita normale. “Di solito i genitori arrivano qui con l’orrore negli occhi – racconta un’altra mamma al web magazine – Sembra come se una tragedia abbia colpito la loro famiglia”. Nel cerchio, anche giovani gay senza genitori a seguito. Alcuni chiedono consigli su come fare coming out. “Vivo in un piccolo villaggio. Li la parola ‘gay’ ha un’accezione orrenda. Se lo sei, puoi essere tranquillamente ucciso per la strada – racconta Sasha al web magazine Meduza – Inoltre, ho paura che se lo dico a mia madre lei si sentirà in colpa”.

Secondo la fondatrice del club, i genitori di figli gay passano attraverso cinque fasi: lo shock, la negazione, il senso di colpa, l’accettazione e il coming out (ovvero, dire tranquillamente alle altre persone della nostra vita della sessualità di proprio figlio). Un percorso non facile in Russia dove, anche se l’omosessualità non è reato dal 1993, secondo Human Rights Watch si sta avendo una crescente spinta omofobica. Tra le cause una legge del 2013 contro gli stili di vita considerati “non tradizionali”. Una norma che secondo l’ong può essere usata come alibi anche per perseguire orientamenti sessuali. Aspetti normativi che non possono che creare un clima teso e difficile per gli incontri del club di San Pietroburgo.