Da Mafia Capitale atto secondo, che promette di non esaurirsi in questo nuovo troncone dell’inchiesta, il consolidato sistema di affari criminali caratterizzato dal metodo mafioso già emerso risulta allargato alla regione Lazio  con il coinvolgimento dell’ex capo di gabinetto di Zingaretti. A garantire gli “equilibri politici” nella spartizione rigorosamente bipartisan tra destra e sinistra Mirko Coratti presidente del consiglio comunale, già indagato 6 mesi fa come il collega Daniele Ozzimo assessore alla casa e ora entrambi sottoposti a misura cautelare. Ma tra gli ultimi 21 indagati fa ingresso anche un rappresentante del governo, Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’agricoltura del NCD,  inquisito a Catania per abuso di ufficio e turbativa d’asta, accusato di aver favorito CL nel mega business dell’immigrazione.

E a fornire nel dettaglio le modalità del sistema è Luca Odevaine, già capo di gabinetto nell’amministrazione Veltroni, poi componente del tavolo di coordinamento istituito dal ministero dell’Interno, che in una intercettazione ambientale della GDF spiega come fare i versamenti per evitare la segnalazione dell’antiriciclaggio.

Buzzi 675L’uomo che tutti hanno incontrato, incluso l’attuale ministro Poletti, il sindaco Marino, l’eurodeputata Simona Bonafé, e che ha finanziato le cene di Matteo Renzi, è sempre Salvatore Buzzi, braccio destro di Carminati e presidente della Cooperativa 29 giugno, un ex detenuto per omicidio, graziato da Oscar Luigi Scalfaro, divenuto il re degli affari più lucrosi.

Già nella prima inchiesta risultava che per favorire la sua cooperativa, quando le viene preferita una concorrente nell’assegnazione di un appalto per un centro accoglienza a Castelnuovo di Porto si interessano parlamentari del Pd, come Micaela Campana in commissione Giustizia.

La sua formula magica per gestire da circa una quindicina d’anni un affare valutato in 200 milioni di euro e per “mangiarsi Roma” senza scontentare nessuno è molto semplice: “stamo de qua.. stamo de la…”, in perfetta sintonia con maggioranza ed opposizione, grazie a Mirko Coratti una specie più sofisticata del ‘collettore unico’ al tempo di Tangentopoli  in consiglio.

E sempre dalle intercettazioni di Mafia Capitale atto primo emergeva, secondo quanto riferito dall’ex vice-capo di gabinetto di Veltroni, Luca Odevaine, arrestato per corruzione ed associazione mafiosa, che per la gestione della gara di appalto di un altro centro profughi in provincia di Catania, l’attuale presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Anna Finocchiaro al corrente delle “trattative” avrebbe detto a Buzzi “lascia perdere, quella gara è già stata assegnata”Né la deputata Campana, né la ex presidente del Senato Finocchiaro, che hanno entrambe ampiamente smentito, sono state coinvolte nell’inchiesta e non è in questione per loro un rilievo di ordine penale.

Il dato poco rassicurante è l’ascolto e l’accoglienza che un personaggio come Salvatore Buzzi ha ricevuto in ambiti istituzionali.

E il fatto che personaggi come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e sodali a tutti i livelli istituzionali continuino a tornare alle cronache giudiziarie come centri propulsori di sistemi criminali fondati sulla corruzione e sul ricatto non è archiviabile con la formula assolutoria della “politica è debole.

Meno ancora si può ascoltare il presidente del Pd Matteo Orfini, nonché commissario del partito a Roma, rivendicare con orgoglio la sua opera di intransigente pulizia che però contrasta vistosamente con l’ulteriore coinvolgimento di esponenti del Pd nell’inchiesta che, se eventualmente sospesi dal partito, sono rimasti in carica e hanno continuato nelle loro attività parallele. Ma il problema più rilevante per Orfini sarebbe la mancata vigilanza dei servizi segreti su Massimo Carminati, questione di cui vuole investire il Copasir.

Se in occasione della prima inchiesta Matteo Renzi, parlando da comune cittadino piuttosto che da presidente del Consiglio e da segretario del Pd, aveva detto laconicamente che “Mafia Capitale fa schifo” a sei mesi di distanza e con il partito più coinvolto di allora si è limitato a un più minimale ” chi sbaglia paghi”.

A giorni verrà comunicato ufficialmente il bilancio dell’inchiesta interna sul Pd condotta dell’ex ministro Fabrizio Barca che ha già descritto quello romano come “dannoso, cattivo, pericoloso”: potrebbe essere l’occasione  per “una riflessione” meno ridicola.