E’ apparso subito singolare il caso di Voghera, uno dei 63 comuni chiamati al ballottaggio del prossimo 14 giugno. La cittadona in provincia di Pavia, da 15 anni saldamente in mano al centrodestra, tornerà al voto tra mille polemiche. L’esito della consultazione del 31 maggio ha prodotto risultati dubbi e a tratti paradossali: i cittadini con diritto di voto sono 40mila, ma per fare la differenza ne bastano tre. Il sindaco uscente, Carlo Barbieri, sostenuto dal centrodestra, ha raccolto 6.616 voti. Dovrà vedersela con Aurelio Torriani, a sua volta sindaco forzista per due legislature sostenuto apertamente dalla Lega, che venerdì gli ha regalato l’ennesima visita-benedizione di Matteo Salvini, a riprova che qui c’è una partita ancora aperta che conta. E non risparmia nulla.

Gli sfidanti di Barbieri, ad esempio, sembra si siano giocati il posto da secondo per tre voti soltanto. Davvero? Forse no, ma c’è una versione ufficiale e una non ufficiale che non fanno pace e su cui aleggiano da giorni sospetti d’inquinamento del voto e il rischio che il ballottaggio stesso alla fine venga sospeso, a seguito di ricorso al Tar del terzo arrivato. Insomma, il caos.

L’istanza di sospensione viene presentata oggi e nasce dalla corsa a due per lo “sfidante”. Torriani, si diceva, ha preso 5.166 voti, giusto tre in più del candidato del Pd Ezio Ghezzi che ne ha presi 5.163. Almeno stando ai registri del Comune, perché secondo quelli depositati ai seggi il risultato sarebbe opposto: Ghezzi avrebbe vinto e con 19 voti di vantaggio. E quindi sarebbe dovuto andare lui al ballottaggio. Il “mezzo” candidato del centrosinistra non si è dato per vinto e ha incontrato il prefetto Peg Strano Materia. Una quarantina di minuti nei quali ha lamentato la difformità dei dati rilevati dall’Ufficio Centrale Elettorale e la preoccupazione riguardo i seggi, dove sono stati identificati elettori che hanno fotografato le loro schede elettorali.

Il sospetto di un “commercio delle schede” ha tenuto banco per giorni. Inizialmente si era parlato di numerose schede elettorali fotografate durante le votazioni di domenica. Addirittura 11 in un solo seggio. Dagli accertamenti disposti dalla Magistratura il caso sembra in realtà sgonfiarsi nei numeri. Polizia e Carabinieri hanno condotto indagini nei seggi di Pombio e San Vittore. Nessuna prova, al momento, del reato di “voto di scambio”. Resta invece in piedi il “giallo” della presunta “sparizione” o “trasmigrazione” di voti dal candidato Pier Ezio Ghezzi al candidato Aurelio Torriani. Salvini l’ha messa sul ridere: “Un selfie non si nega a nessuno”, ha detto a proposito delle schede fotografate nulla concedendo alla questione del conteggio tra concorrenti al ballottaggio.

Di tutt’altro avviso il candidato che rischia di uscire dalla corsa. “Voghera – ribatte Ghezzi a ilfattoquotidiano.it – è un caso importante perché la regolarità dello scrutinio e dello svolgimento delle competizioni elettorali tengono insieme la democrazia. Non possiamo andare al ballottaggio senza risultati chiari”. Anche perché se si accertassero irregolarità, si innescherebbe una reazione a catena: “Se il ballottaggio non si ferma il vincitore entra in carica e poi viene fatto decadere. Arriverebbe il commissario prefettizio e si ripartirebbe da capo. Con un costo pesante per la città, i cittadini e l’Erario”.