“Non ho preso manco una lira”. Così Luca Gramazio, consigliere regionale di Forza Italia, ha detto al gip Flavia Costantini nel corso dell’interrogatorio di garanzia svolto oggi nel carcere di Rebibbia, dove si trova detenuto nell’ambito dell’inchiesta su Mafia capitale. L’atto istruttorio è durato oltre due ore durante le quali Gramazio, in base a quanto si apprende, ha respinto le accuse dando una sua versione dei fatti. L’interrogatorio si è svolto “in un clima sereno e collaborativo”. Gramazio, a cui i pm di Roma contestano i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e la turbativa d’asta – relativamente alla gara da 60 milioni di euro per il Recup, il sistema di prenotazione unificato della Sanità – rappresenta una delle figure chiave di questa seconda tranche della maxi inchiesta sul malaffare capitolino. Per chi indaga l’esponente di Forza Italia rappresenta, infatti, la cerniera tra il clan guidato da Massimo Carminati e le amministrazioni locali. Luca, a 34 anni, figlio dell’ex parlamentare Pdl con trascorsi di “picchiatore” fascista Domenico, è già stato capogruppo in consiglio comunale per il Pdl e alla Regione Lazio per Forza Italia. Viene definito dai carabinieri del Ros una persona di “straordinaria pericolosità”. 

È accusato di associazione di stampo mafioso con compiti precisi. “Svolge – scrive il Gip – una funzione di collegamento tra l’organizzazione criminale, la politica e le istituzioni…”. Accuse tutte rigettate oggi. La sua deposizione fa parte della seconda tornata di interrogatori di garanzia per gli arrestati nella maxi-inchiesta della procura di Roma su Mafia Capitale. Ieri erano stati sentiti l’ex presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko Coratti, e l’ex assessore comunale Daniele Ozzimo. Tutti hanno respinto le accuse sostenendo sostanzialmente di non aver avuto mai rapporti d’affari con Salvatore Buzzi, uomo delle cooperative e presunto braccio destro di Carminati.