A due passi dalle vie commerciali di Berlino, la situazione si fa comica alle 8.50 del mattino. Art Lenz Hotel, sala allestita per le colazioni. Entrano Pedro e Gerard – no, i nomi non sono di fantasia – e gli unici due posti disponibili sono accanto a Vincenzo, moglie e figlie al seguito. Un attimo di imbarazzo, poi tutto si scioglie in un sorriso e quelle maglie di Messi possono braccare già a dodici ore dal fischio d’inizio la 8 di Claudio Marchisio (autografata) che indossa Vincenzo. È una guerra di posizione non solo sul rettangolo dell’Olympiastadion, questa sfida tra Juventus e Barcellona.

Qui, all’8 di Xantener Straße, quella del tifo la vincono a mani basse i blaugrana. Il numero delle t-shirt sedute ai tavoli nel via vai mattutino propende nettamente verso i catalani. Sguardi assonnati ed entusiasmo già alle stelle. Una coppia inseparabile da venerdì. Lungo le vie attorno alla porta di Brandeburgo, i gruppi più numerosi e chiassosi sono spagnoli. ‘Visca Barca’ accompagna il passeggio nelle vie dello shopping. Mentre gli italiani ti stoppano sì, ma per chiedere se esistono ancora scorciatoie, modi, miracoli per trovare un biglietto. 

Qualcuno si dice disposto a comprare anche a mille euro: “Se siamo in ballo, balliamo fino in fondo”. E forse anche perché nelle ore prima del fischio d’inizio deve ripartire la caccia battendo palmo a palmo gli stradoni attorno all’Olympiastadion, nella viva notte berlinese non se ne vedono poi tanti. I pullman organizzati partiti da Torino, Milano, Bologna, Verona sono in viaggio. Paolo, esperto guidatore di BlaBlaCar, riposa in un albergo a un pugno di chilometri dalla città del sogno bianconero assieme alla coppia che ha ospitato a bordo della sua auto: lui, italiano e juventino; lei, catalana e blaugrana. Chi ha scelto l’aereo toccherà suolo tedesco con il sole già alto.

Così nel groviglio armonioso attorno a Warschauer Straße, dove i vecchi macelli sono stati convertiti in discoteche e piccoli locali verso i quali sciamano migliaia di berlinesi e turisti, ‘Visca Barca’ continua a essere un lungo urlo che si alza spesso nel vociare confuso della notte prima. Davanti ai chioschi dove scorre birra a fiumi, sembra che il Barca abbia già vinto. Ed è difficile comprendere se sia eccesso di sicurezza nei confronti della Juventus o una genuina voglia di fiesta annaffiata di Berliner Pilsner a un euro e spiccioli. I piccoli gruppi di tifosi bianconeri ‘abbozzano’. “Sono certi di portarla a casa, guardali…”, si sfoga qualcuno. “Ricordate l’esultanza del giornalista tifoso del Real Madrid subito dopo il sorteggio? Ecco, stanno commettendo lo stesso errore”, sottolinea Piero, maglia blu con stelle gialle, quella dell’ultima coppa vinta. Ricordi da rinverdire. “E sai che bello se domani sera facciamo lo scherzetto?”.

Il 9 luglio 2006, lungo le stesse strade di Berlino, Seven Nation Army era il ritornello più in voga. Piccolo particolare: il singolo di The White Stripes fa parte della colonna sonora dello spettacolo d’apertura della finale. “Io nove anni fa c’ero e ad agosto non avrei mai pensato di poter tornare qui in questo week end”, racconta Piero, marchigiano, 32 anni e un biglietto in tasca. Sfila anche lui silenzioso, birretta e kebab, accanto all’onda blaugrana. Piena di speranza sussurrata a mezza voce, la parte juventina di questa festa che sembra andare a senso unico va a riposare. Sarà un lungo sabato. “Un ultima cosa: la decide Vidal – dice convinto Piero – Me lo ricordo come fa il ritornello: po-popopopo-po…”.

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