Quando venerdì, verso le 22, sul prato dell’Olympiastadion sono finite le prove della cerimonia di apertura sulle note di Seven Nation Army, si è capito che davvero è tutto pronto. La finale di Champions attende solo il fischio d’inizio. Dalla destra alla sinistra dei vostri teleschermi, si sarebbe detto qualche anno fa, salirà potente l’urlo del Barcellona. Dall’altra parte toccherà alla Juventus. Gli obbligati alla vittoria contro la sorpresa che ha evitato un epico Superclasico a Berlino. I blaugrana in campo per conquistare la quinta coppa, i bianconeri per evitare di diventare l’unica squadra ad aver perso sei finali. Entrambe per trasformare in leggendaria una stagione già straordinaria. Entrambe per il triplete, riuscito ai catalani nel 2008/09 e mai alla Juventus che vorrebbe iscriversi all’esclusivo club di Celtic, Ajax, PSV Eindhoven, Manchester United e soprattutto Inter, appena cinque anni dopo i nerazzurri.

La bilancia pende tutta dalla parte del Barcellona. Toccherà agli uomini di Luis Enrique fare la partita, riempire l’urlo di battaglia che i tifosi ripetono per le vie di Berlino da venerdì mattina. “Campeones”. Grazie all’uomo che toglie il sonno, Leo Messi, 58 gol segnati in stagione: può spostare il match senza buttarla dentro, ma se dovesse bucare Buffon aggiungerebbe un primato alla sua collezione. Mai nessuno ha trovato la rete in tre finali di Champions. Ridurre tutto alla Pulce sminuirebbe gli altri 62 gol aggiunti alla causa da Neymar e Suarez e gli otto di Luis Enrique che hanno già alzato la coppa nel 2011. Questa notte storica per il calcio europeo sarà l’ultima di Xavi in blaugrana, forse il canto del cigno di Andrea Pirlo. Due artisti che hanno scelto il pallone al posto del pennello per disegnare magie si incornano sul prato dell’Olympiastadion per trovare l’ultimo capolavoro.

E sarebbe davvero un’opera unica e irripetibile quella della Juventus. Testa sgombra e nessun rimpianto, essendo andata ben oltre quello che sarebbe dovuto essere l’obiettivo europeo della stagione. Però l’appetito vien mangiato e la squadra di Allegri ha ancora posto per gustarsi un altro trofeo dopo lo scudetto e la Coppa Italia. Senza Giorgio Chiellini ma con un Paul Pogba rodato, con Tevez che non ha più paura delle serate europee e Gianluigi Buffon al ritorno nello stadio dove vinse – con Pirlo e Barzagli – il mondiale del 2006 prima di sporcarsi i guantoni in serie B. “Dobbiamo vincerla a centrocampo”, ha sentenziato Bonucci nella conferenza stampa della vigilia. La Juve dispone di più muscoli e fisico in quella zona, bisognerà spremerli in fase di copertura abbassandosi per strozzare la fantasia del trio delle meraviglie. È già successo contro il Real. Poi bisogna ripartire come molle con la classe di Pogba e il tuttofare Vidal per innescare Tevez e Morata. L’argentino sente il profumo di un Pallone d’oro che potrebbe strappare a Messi se la coppa dovesse partire in direzione Torino.

La Juventus vuole continuare a bilanciare attenzione difensiva a proposta in attacco. È l’arma con la quale ha coperto la lunga strada dai gironi a Berlino e non sarà “uno dei Barca più forti della sua storia” (definizione di Piqué) a snaturare il verbo con il quale Allegri ha spazzato via il complesso europeo. Ora resta da eliminare il blocco delle finali perse che ha trasformato i bianconeri in una splendida incompiuta in tante occasioni. Sfide a volte impossibili da perdere come quella contro il Borussia Dortmund. Ecco, la storia ha insegnato proprio ai bianconeri che arrivare stra-favoriti all’atto finale non è un’assicurazione sulla vittoria. A volte per trasformare l’impossibile in possibile bastano 90 minuti.

Venerdì sera, durante le prove generali, l’Uefa ha simulato anche la premiazione e sotto il palchetto dove i volontari inscenavano una festa per la vittoria è comparsa la scritta Juventus. Un salto nel futuro o un’effimera illusione che compensa il cattivo presagio fornito dalle strisce bianconere inceppate e strappate durante la prova della cerimonia d’inaugurazione mentre quelle del Barcellona si srotolavano velocemente come il gioco della squadra di Luis Enrique. Questioni da cabalisti, mentre questa sera la Juventus – imbattuta in Champions da 9 partite – dovrà rispondere con i numeri. Allegri sarà andato a spulciare anche le cifre e le manovre del Malaga, l’unica squadra che in stagione non ha subito gol contro il Barcellona. Gli andalusi intasarono il centro per ingolfare il motore catalano. “Ma non finirà zero a zero”, ha detto il tecnico bianconero. E allora, adelante. A viso aperto contro i marziani. Essere i primi tra i terrestri questa volta non basterà per alzare la coppa.

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