La formula è brevettata e “a prova di tonto”, la sintesi quanto mai necessaria. Consigliata la lettura tutta di un fiato. “Nove giocatori si dispongono in difesa su un campo fatto come una grande fetta di torta, che sopra ha quattro basi. A questo punto un giocatore lancia la palla al compagno bardato come una tartaruga ninja, tra loro c’è un attaccante con la mazza. Lui deve colpire la pallina che, a differenza degli altri sport, è in possesso dei difensori. Mentre questi ultimi vanno a raccattare la pallina, l’attaccante effettua un giro a casa loro. Se, per effetto della sua super battuta o di quelle successive dei compagni, riesce a compiere l’intero percorso, che si compone di quattro basi, realizza un punto. Quando i difensori, in vari modi, avranno eliminato tre giocatori rivali, saranno loro a battere e gli attaccanti, sempre in nove, si metteranno a difendere casa. Fine”.

Per Nicola Fasani provare a fare capire agli italiani cosa succede sul campo da baseball è da anni una missione. Faso è bassista di Elio e le Storie Tese e un sacco di altre cose, tra cui presidente dell’Ares Milano Baseball. “La passione per questo sport ha più di 30 anni, oggi è qualcosa di più di un hobby – racconta – Ricordo il giorno in cui, assieme a 11 amici, andammo per la prima volta in cerca di un campo in affitto per giocare. Oggi c’è Ares, che ha una squadra in Serie B e numerose selezioni giovanili. Sono spaventato e felice assieme”. Sul sito della società Faso, che fa ‘opera didattica’ anche nel corso delle telecronache della Major League Baseball su Fox Sports, ha pubblico un regolamento semplificato della disciplina.

Si parte dalle basi, in tutti i sensi. “Spesso lo spettatore è annoiato dalle partite di baseball perché non afferra il senso, non capisce perché un giocatore compia un certo gesto. Il gol nel calcio e il canestro nel basket sono obiettivi pacifici mentre qui siamo di fronte a uno sport di strategia, dove è fondamentale il regolamento. É come un giocatore di dama che osserva una sfida a scacchi, non ha gli strumenti per sapere cosa accade”. Un ulteriore freno è rappresentato dalle traduzioni di film e telefilm americani, che per tutti o quasi rappresentano il primo approccio a mazza e palline. Secondo Faso sono fuorvianti, per via dell’arroganza di chi si occupa di doppiaggi e messa in onda. “Non hanno mai l’umiltà di consultare chi ne capisce di baseball – dice – Ogni volta accumulano svarioni nell’uso del linguaggio: è come se, durante una telecronaca di Wimbledon, l’ace realizzato da un atleta divenisse succo di arancia, carota e limone. Poi è chiaro che uno non si avvicina a questa pratica misteriosa”.

Qualcosa si muove a Milano, la città di Faso. Nelle scorse settimane il Comune ha firmato un protocollo d’intesa con la Federazione Baseball per dotare gli appassionati delle strutture necessarie. Il Kennedy di via Olivieri, che ospitò gli Europei del 1964, diventerà un centro federale, mentre si lavora anche al potenziamento del Saini, dove oggi l’Ares disputa i match casalinghi. A pochi passi da lì, nel parco Forlanini, è nato il primo campo pubblico di baseball e softball d’Italia. In Europa è il secondo dopo Amsterdam. “Erano tanti anni che chiedevo di realizzare un diamante aperto a tutti, quando l’assessore Bisconti mi ha detto sì non ci potevo credere – aggiunge Faso – L’idea è nata durante una visita newyorkese a Central Park, dove si contano almeno sei o sette campi. Non sono un pazzo visionario: Milano è una città multietnica e altrove, negli Stati Uniti come in Giappone o a Cuba, il baseball è lo sport nazionale. Tanta gente vuole praticarlo nelle nostre città, come avviene già per il cricket”. A pochi passi dall’aeroporto di Linate, Faso prosegue il suo faticoso lavoro di erudizione sui fondamenti di una disciplina che, vista da qua, può apparire cervellotica e quasi situazionista. “Abbiamo allestito un borsone che contiene guantoni, palline morbide, divisa da catcher e un paio di mazze. Chi viene al campo del Saini, lì a due passi, può prenderla e provare a fare due tiri. Come all’oratorio, quando il prete ti dava la racchetta da ping pong basta che la riporti”.