Nuovi passi della Svizzera sulla strada della fine del segreto bancario. L’esecutivo elvetico ha trasmesso al parlamento un messaggio sulla modifica della legge sul riciclaggio del denaro, per estendere gli obblighi di diligenza per le banche e gli altri intermediari finanziari al fine di impedire l’arrivo in Svizzera di valori patrimoniali non dichiarati.

L’introduzione di nuovi obblighi di diligenza era stata bloccata nel novembre del 2013. Il governo elvetico aveva allora spiegato di voler attendere la conclusione di accordi sullo scambio automatico di informazioni prima di rilanciare il progetto. La bozza ha convinto l’Associazione svizzera dei banchieri, che ora sostiene il testo, ha dichiarato davanti ai media la ministra delle finanze, Eveline Widemr-Schlumpf. Le disposizioni varranno per clienti di Paesi per i quali non esistono accordi per lo scambio automatico di informazioni fiscali, precisa una nota del Dipartimento federale delle finanze.

All’accettazione di valori patrimoniali, gli intermediari finanziari dovranno stabilire mediante un esame basato sui rischi se tali patrimoni sono dichiarati. I dettagli della verifica dovranno essere fissati dalle autorità di vigilanza e dagli organi di autodisciplina. Per chi è già cliente di una banca, la proposta di versare soldi non dichiarati potrebbe far sorgere il sospetto che anche i fondi già depositati siano sconosciuti al fisco. In questo caso, l’intermediario finanziario dovrà chiarire la conformità sotto il profilo fiscale anche di questi valori, precisa il DFF.

Intanto il parlamento svizzero è chiamato a esprimersi sullo scambio automatico di informazioni in ambito fiscale, passo che segna la fine del segreto bancario. Anche in caso di referendum, lo scambio automatico dovrebbe diventare effettivo all’inizio del 2018. Il governo ha adottato al riguardo due messaggi indirizzati al Parlamento: il primo riguarda la Convenzione del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa (OCSE) sull’assistenza amministrativa in materia fiscale, il secondo l’adozione delle basi legali necessarie per applicare lo standard per lo scambio automatico di informazioni.

La legge federale sullo scambio automatico internazionale di informazioni a fini fiscali (LSAI) dovrà permettere l’applicazione in Svizzera dello standard OCSE per lo scambio automatico di informazioni. Anche in caso di referendum, la norma dovrebbe entrare in vigore all’inizio del 2017 e i primi scambi di dati avvenire a partire dal 2018, si legge in una nota della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali (SFI). La ministra delle finanze si è detta convinta che la Svizzera ha tutte le carte in regola per rimanere nel drappello di testa delle piazze economiche e finanziarie più competitive al mondo nonostante l’introduzione dello scambio automatico. “Abbiamo altri assi nella manica da giocare, come la stabilità economica e politica, l’eccellenza dei servizi, la nostra neutralità”, ha precisato. L’accordo Svizzera- Italia per lo scambio d’informazioni è stato firmato il 21 febbraio a Milano, mentre quello fra la Confederazione Elvetica e l’Unione Europea è stato siglato il 27 maggio.