Ormai è un’abitudine: ci colleghiamo a una pagina web e, in automatico, si avvia un video pubblicitario che spara a tutto volume lo spot dagli altoparlanti del nostro computer. Per il gestore del sito è un guadagno in più, per chi lo visita una scocciatura. Tutto questo, però, potrebbe finire. A dichiarare guerra ai video troppi invasivi è Google, che nella nuova versione del suo Chrome inserirà un sistema realizzato in collaborazione con Adobe in grado di bloccare i contenuti “marginali” basati su Flash.

La giustificazione ufficiale è di garantire una maggiore autonomia dei dispositivi portatili, le cui batterie potrebbero reggere molto più a lungo se non fossero logorate dalla riproduzione di video e audio che nella maggior parte dei casi sono perfettamente inutili. Lo strumento ideato da Google, in pratica, riesce a distinguere il livello di importanza del filmato: se si tratta del contenuto principale della pagina, gli lascia via libera. Se si tratta di un video programmato per partire automaticamente quando si accede alla pagina, lo mette in pausa.

Quindi, chi userà la prossima versione di Chrome (disponibile già in versione Beta) potrà dire addio alle “incursioni” di video piazzati qui e là nei vari siti web. Sul fatto che la novità venga accolta con entusiasmo da chi naviga su Internet ci sono pochi dubbi, ma quali sono le reazioni di chi con la pubblicità ci lavora? Antonella La Carpia, direttore marketing e comunicazione Emea di Teads ed esperta nella distribuzione della pubblicità sul web, spiega: “Oggi il concetto di viralità legato al numerino del counter di un video player è superato. Chi fa comunicazione e marketing deve imparare a dialogare in maniera più consona con il proprio utente, perché Internet è la casa digitale di tutti, dove i trucchi li lasciamo ai prestigiatori di altri tempi e i ‘numeri da circo’ non vanno d’accordo con la Rete dove tutto è misurabile e, per fortuna, migliorabile”.

Un fenomeno legato anche alle nuove tecnologie applicate alla pubblicità su Internet, che permette di scegliere in tempo reale dove e come pubblicare un’inserzione. E che non risparmierà nemmeno il settore video. “Gli spot sul web rappresentano una parte del mercato pubblicitario in crescita – e tra i più redditizi per gli editori – e i produttori sono sempre più attenti a valorizzare il collocamento per i loro obiettivi”, conclude La Carpia. In futuro, quindi, è probabile che il nostro computer riprodurrà solo quello che vogliamo guardare.