Nestlé India è finita al centro di uno scandalo sulla sicurezza alimentare in India, a causa di uno dei suoi prodotti di punta, gli spaghetti istantanei Maggi, popolarissimi nel Paese asiatico. Tutto è cominciato con un controllo di routine da parte dell’ispettorato dello stato dell’Uttar Pradesh (Up), che operando test su alcuni campioni di Maggi raccolti in un negozio di Barabanki ha rilevato la presenza di glutammato monosodico, succedaneo del sale non indicato tra gli ingredienti nella confezione. Nestlé, opponendosi al risultato dei primi test, ha chiesto che gli stessi campioni venissero analizzati in un centro specializzato a Calcutta.

La scorsa settimana i risultati dell’ultimo test sono stati resi pubblici, confermando non solo la presenza di glutammato nei noodles, ma anche quantità di piombo – metallo pesante cancerogeno – decisamente superiori ai limiti consentiti dalle norme vigenti. Le leggi indiane prevedono un limite di piombo nei cibi fissato a 0,001 parti su un milione; secondo quanto riportato dalla stampa nazionale, dodici dei tredici campioni contenevano 17 parti di piombo su un milione.

La notizia ha immediatamente fatto il giro del paese, dando l’inizio a un domino di reazioni da parte delle varie istituzioni degli stati federati indiani. Lo stato del Kerala, per primo, ha ritirato tutti i Maggi distribuiti dai quasi 2000 punti vendita statali, vietandone la vendita fino a ulteriori accertamenti. Misura seguita parzialmente mercoledì 3 giugno dal governo di New Delhi (governo locale, non nazionale), che ha ordinato a Nestlé India di ritirare tutti i Maggi dello stock incriminato, rimpiazzandoli con nuovi (sui quali verranno effettuati nuovi test a campione), mentre gli stati di Uttarkhand, Jammu e Kashmir e Gujarat hanno esteso il blocco della vendita di Maggi fino a data da destinarsi.

Nel frattempo, in tutto il paese si sta procedendo a una serie di test sugli spaghettini istantanei, prendendo campioni anche dalle marche concorrenti di Nestlé India, che nella giornata di giovedì ha chiuso perdendo oltre sei punti percentuali alla borsa di Mumbai.

La polemica ha investito anche alcune star dell’industria cinematografica di Bollywood, ree di aver prestato il proprio volto alla promozione di un prodotto potenzialmente cancerogeno. Una Corte dello Stato del Bihar ha infatti citato in causa sia i dirigenti di Nestlé India, sia tre volti noti del grande schermo indiano: Madhuri Dixit, Preity Zinta e Amitabh Bachchan. Le accuse: atto in malafede con rischio di diffusione di malattie o infezioni, vendita di cibo o bevande nocive, vendita di un prodotto dalla preparazione differente da quanto indicato, truffa e raggiro. I giudici non hanno escluso, in caso di necessità, l’arresto delle tre star.

Amitabh Bachchan si è difeso chiarendo a mezzo stampa di aver smesso di fare pubblicità dei Maggi più di due anni fa; Madhuri Dixit, dopo un incontro con i rappresentanti di Nestlé India, ha ribadito le rassicurazioni sulla sicurezza e sulla qualità del prodotto. Entrambi gli attori hanno confermato la volontà di cooperare pienamente con le indagini della autorità. Preity Zinta ha affidato le sue reazioni a Twitter, lamentandosi di esser stata coinvolta in questa polemica per uno spot girato 12 anni fa: “Pensate che [gli inquirenti] possano presentare dei campioni [di Maggi] di 12 anni fa?”

Nestlé India in un comunicato ha spiegato: “Abbiamo inviato campioni di Maggi prelevati da almeno 600 different stock per ulteriori test da parte di laboratori indipendenti, che si aggiungono alle nostre analisi interne operate su oltre mille stock, per un totale di oltre tre milioni di confezioni. Tutti i test hanno rilevato livelli di piombo ben al di sotto dei limiti consentiti dalla legge”.

Nella notte di giovedì 4 giugno, invece, la retromarcia. Nestlé India, “nonostante i Maggi siano sicuri”, in un nuovo comunicato dichiara di aver deciso di togliere temporaneamente dagli scaffali di tutto il paese tutte le confezioni di spaghettini istantanei, per fronteggiare “gli sviluppi recenti che hanno portato a preoccupazioni infondate circa la qualità del nostro prodotto, creando una situazione di confusione per il consumatore”.

di Matteo Miavaldi