Le elezioni regionali italiane del 2015, per varie ragioni, mostrano delle caratteristiche uniche sul piano politico, di particolare importanza ora che ci avviamo comunque verso un cambio epocale sia nella costituzione dei governi locali (scomparsa delle provincie, nascita delle città metropolitane, Italicum) e sulle quali, specie per la Campania, ritengo opportuno fare delle riflessioni.

– Leadership: l’elezione di Vincenzo De Luca a Presidente della Regione Campania è la dimostrazione più eclatante, persino più del ventennio berlusconiano, di quanto oggi valga un leader disposto a tutto, combattente indomabile contro tutto e tutti e garanzia di decisionismo contro l’immobilismo della politica che oggi gli italiani temono forse più di ogni cosa nel governo della pubblica amministrazione. Non credo ci sia stato, nel panorama politico italiano dell’ultimo ventennio, da Mani Pulite in poi, nessun leader politico più “bombardato” di Vincenzo De Luca, e più dai propri compagni di partito che dagli altri, eppure ha dimostrato un carattere ed una volontà di acciaio inossidabile, e non si è lasciato neppure sfiorare da tutti gli attacchi concentrici ricevuti, già molto prima delle “primarie” del Pd;

– Curriculum di buona gestione e amministrazione: è l’arma vincente di Vincenzo De Luca. Tutti i suoi pur evidenti e innumerevoli “difetti”, specie sul piano del carattere e della comunicazione, sono stati tutti superati dal consenso plebiscitario ricevuto sul proprio territorio e trasferito con successo come speranza al resto della popolazione campana. Dimostrare di avere concretizzato una buona amministrazione locale e avere una squadra di governo locale efficiente, silenziosa e affidabile ha reso oggettivamente e da tempo la città di Salerno un modello di riferimento gestionale in Campania. Non è un caso quindi, che nelle liste di De Luca ci siano stati candidati significativi come Vincenzo Caso, sindaco di Frattaminore, che ha già dimostrato di portare il proprio Comune ad essere eletto “Comune più virtuoso di Italia” per ambiente e corretta gestione dei rifiuti. Una scuola di buona amministrazione certificata è oggi la seconda base, indissolubile dalla leadership, per porsi come candidato credibile in una elezione politica; cosa ancora più apprezzata, la capacità di adeguarsi con rapidità alle indicazioni tecniche anche imposte dal controllo dei cittadini: con una velocità veramente sorprendente, l’inceneritorista De Luca è stato capace di diventare in pochi anni non solo il riferimento di una ottima politica ambientale cittadina, ma anche l’unico esempio purtroppo nell’intera regione Campania, della realizzazione e buon funzionamento dell’unico impianto di compostaggio valido e funzionante per l’intera regione;

Onestà e competenze: la vittoria del candidato “sospeso” De Luca dimostra in modo inoppugnabile che per gli elettori campani la competenza è virtù non scindibile dalla onestà per la quale non si deroga certamente, ma sulla quale la maggioranza degli elettori si pone in una posizione “garantista”, in attesa che la eccezionalmente lenta giustizia italiana possa fare il suo corso e sancire definitivamente la onestà o meno del candidato De Luca. La stessa posizione “garantista” che correttamente è stata assicurata anche al sindaco De Magistris, sulla cui onestà, correttezza e moralità non esiste alcun dubbio in nessuno dei cittadini napoletani, ma che purtroppo non ha potuto (o saputo?) disporre o creare una “squadra” di governo locale altrettanto efficace, affidabile e concreta di quella del sindaco di Salerno;

Lobbicrazia: Queste elezioni e le decisioni anche del Governo Renzi in tema per esempio di politiche del lavoro, energetiche, ambientali, ha sancito definitivamente che siamo ormai da tempo in una Nazione (come d’altra parte tutte le antiche “democrazie” europee e Usa) governate in realtà non già da un Partito (qualunque esso sia e con qualunque ideologia di passato riferimento) ma dalle lobby sempre più aggressive (ed attualmente fuori controllo normativo ) che ci portano ad avere ad esempio il lavoro in schiavitù esportato dal comunismo cinese che oggi è pronto persino a prendere possesso del Milan del “capitalista” Berlusconi. A questa lobbicrazia imperante i cittadini stanno rispondendo con vigore dando vita a movimenti e partiti che, in modo assolutamente libero e privo di ideologie classiche di riferimento, si muove ormai verso la costituzione di una specie di “Lobbismo popolare” in grado di opporsi con efficacia alla lobbicrazia economica imperante: questo è il vero limite e la scommessa della vittoria di Vincenzo De Luca: riuscirà ad essere sufficientemente libero ed autonomo come pure promette e la sua storia politica garantisce da riuscire a non fare governare le lobby di potere che hanno governato e governano la Campania sotto tutte le ideologie e le bandiere politiche e che ci hanno portato a tanto disastro sociale, sanitario, ambientale e amministrativo? Ormai, la scommessa è partita: buon lavoro “mister President”. Non abbiamo più tempo, in Campania, per ricominciare tutto daccapo.

 

Pubblico volentieri il post pro De Luca del professor Marfella. Ilfattoquotidiano.it, come è noto, dà spazio a ogni opinione, anche a quelle che non condivide. Ci piacerebbe però che il professor Marfella, che in Campania si è speso pubblicamente in favore della candidatura di De Luca, trovasse il modo di spingerlo a fare altrettanto. Personalmente quando ho incontrato De Luca in dibattiti pubblici e ho espresso idee diverse dalle sue sui doveri della politica ho ricevuto in risposta solo una serie di insulti. Il mio collega e amico Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano cartaceo, è stato addirittura minacciato (“aspetto di incontrarlo per strada al buio”) e per questo De Luca è stato condannato per diffamazione aggravata. Tutto questo mi spinge a pensare che Marfella scambi la maleducazione e l’arroganza di De Luca per decisionismo. Sul garantismo non posso poi che ribadire quanto scritto: deve valere sempre nelle aule di tribunale. In politica, per me, devono valere invece criteri di elementare prudenza. De Luca è un condannato per abuso di ufficio in primo grado, verrà sospeso a causa della legge Severino (vedremo per quanto) e se la sua condanna sarà confermata dovrà uscire di scena. Essendo poi imputato per concussione e altri gravi reati non era candidabile in base all’impegno preso pubblicamente e per iscritto dal Pd e da tutti gli altri partiti il 24 settembre con voto unanime in commissione anti-mafia. Chi gli ha permesso di presentarsi non ha rispettato la parola che aveva liberamente scelto di dare agli elettori. Anche per questo, credo, all’ultima tornata elettorale un italiano su due ha deciso di astenersi. 

Peter Gomez