Alle elezioni di qualunque tipo, chi non vuole farsi conteggiare, non si fa conteggiare. E quindi non si conteggia, non si conta e soprattutto – dopo – non s’ingrugna. Ossia, perde il diritto di lamentarsi nel dopo elezioni. Renzi è cattivo? Grillo non si allea? Salvini è razzista? Berlusconi è Berlusconi? Hai scelto di non votare e quindi ti devono andar bene o male tutti alla stessa maniera. Punto.

Trovo davvero stucchevole tutto questo allarme di tanta stampa sul dato delle astensioni, quando poi alla fine è andato a votare il 52,2% degli aventi diritto, vale a dire più di un elettore su due. Considerato che si votava in una domenica di ponte, poi, non è nemmeno possibile ascrivere tutta l’astensione a una forma ascetica di critica di sistema. Molti sono stati bellamente ignavi, e vi dirò di più: hanno diritto a preferire la spiaggia alla cabina elettorale, significa che si fidano tantissimo di ciò che verrà scelto dai loro concittadini che invece sono andati al seggio. Però, per favore, noi giornalisti piantiamola di scrivere peana rammaricati per un’affluenza che è in linea col resto d’Europa. Vorrei poi ricordare a tutti che se alle elezioni andasse a votare solo il 20% degli aventi diritto, le elezioni sarebbero valide ugualmente, visto che non c’è alcun quorum da rispettare. Quindi davvero: smettiamola di pretendere che chi non ha passione politica se la faccia venire.

Va da sé che a fronte di un’affluenza minore, tutte le comparazioni fatte in numero di voti assoluti lasciano il tempo che trovano, e questo vale per il M5S, per il Pd e pure per Fi. Semmai si deve sottolineare il boom di voti ottenuto dalla Lega Nord, che vale doppio proprio perché raggiunto in tempi di affluenza calante. E però, signori, anche qui: Forza Italia si è liquefatta, l’estrema destra neonazista non decolla, ci mancava pure che Salvini sulla ruspa non prendesse una barca di voti. I voti a Salvini e quelli al M5S sono l’unico vero voto anti-sistema. Di enorme entità, se sommato insieme, ma finché restano separati è un bene per tutti.

Per fare una breve analisi del voto, direi: salutare legnata al Renzi segretario di partito, pessimo mediatore. Il Renzi che si affida a personaggi di dubbio spessore come Ladylike in Veneto che si fa doppiare dalla Lega, o quella Paita che più divisiva non poteva risultare. Il Renzi che quando si scinde un Civati (400mila preferenze alle ultime primarie per la segreteria) fa spallucce e pensa che tutto sommato il consenso sia solo roba sua. Non è così: il consenso è di chi se lo sa costruire, e in politica ce ne sono di persone brave a far questo, come s’è visto in Liguria e in Veneto, dove la scissione di Tosi è passata inosservata dalle parti dello zar di tutti i veneti Zaia.

I miei lettori renziani mi diranno: ma Moretti e Paita erano le candidate scelte tramite le primarie, non da Renzi personalmente. A parte che l’affermazione non è del tutto veritiera (Renzi le ha quanto meno avallate) c’è che le primarie sono un affare troppo serio e delicato per farle continuare a svolgere nel modo volemose bene con cui si sono tenute fino a oggi. Occorre una legge che le regolamenti e stabilisca, per esempio, che se tu decidi di votare alle primarie del mio partito, per queste elezioni non potrai più votare a primarie di altri partiti. Sennò multa salata.

Condizioni del genere servono a limitare i sabotatori di professione, che nel caso ligure sono stati bravissimi: Forza Italia ha prima appoggiato nelle primarie Paita, candidato a loro meno sgradito, sperando in due eventi che si sono puntualmente verificati: 1) che la vittoria di Paita portasse a una scissione a sinistra del Pd, avvenuta; 2) che il M5S continuasse stoicamente a tenere nel freezer i suoi tanti voti, non alleandosi con nessuno. Poiché questo è esattamente ciò che è successo, la terza mossa è stata quella di presentare un candidato di centrodestra unico, nel nome di Toti, un personaggio di fama nazionale per via dei suoi tanti passaggi in tv e della sua posizione in Forza Italia. Alla fine, in Liguria Forza Italia ha vinto con pochi voti, ma molto merito e molta strategia, questo va loro riconosciuto, perché la politica (elettori Cinquestelle, saltate questo passaggio) è anche sabotare il campo avversario, SE la legge te lo consente.

Al di là della vittoria in 5 Regioni a 2, trovo molto grave la vittoria per pochi punti in Umbria, dove si è rischiato un nuovo effetto Burlando, così come non mi piace la vittoria di De Luca in Campania, dovuta in parte determinante a quelle liste civiche ricche di “personaggetti”, per dirla con Crozza, che hanno portato il discussissimo candidato Pd a vincere contro il presidente uscente.

Le elezioni politiche sono lontane e sono sempre ultra sicuro che il Pd arriverà primo, ma come dicevo già tempo addietro, non oltre il 40%. Quindi ci sarà il famoso ballottaggio e se Renzi se la vedrà con un Salvini, vincerà facile. Ma se dovesse vedersela con un Di Maio, per me può perdere. L’Italicum, a questo modo, svolgerebbe la sua principale funzione democratica: dare all’Italia la possibilità di un governo in cui non ci sia il PD dentro per forza. Non sono sicuro che questo fosse nelle intenzioni di Renzi e del Pd, ma a me è sempre parso uno degli aspetti più encomiabili della legge, perché il ricambio al potere lo vedo sempre come un valore positivo. D’altro canto il bello delle legge elettorali è che in genere chi le osteggia gridando al colpo di Stato non si rende conto che quella legge lo favorirà, e chi l’approva non si rende conto delle mani in cui si mette.

Chiaro, poi con un monocolore M5S, chi vivrà, vedrà. Una cosa è certa: nessuno, ma proprio nessuno, parlerà mai di gombloddo.