Fuma ancora senza pensare che fa male. Al teatro preferisce il cinema e un giorno, magari, girerà un film pescando dal neorealismo in bianco e nero. La musica, però, è la sua vita e se non lo trovi in uno studio di registrazione è facile che sia sul palco. Come accade da oltre vent’anni, quando iniziò a suonare sognando di fare qualcosa insieme ai Timoria. Sergio Vallarino, dai tempi della scuola Zibba, è un classe ’78 con il sangue ligure: la scuola genovese la conosce eccome, ma non chiamatelo cantautore, sarebbe un vincolo per chi, invece, continua ad essere uno spirito libero che nelle sue canzoni parla di sé più che raccontare la società.

E poi adesso è tempo di divertirsi. Perché la musica è figlia del tempo e Muoviti svelto, il suo ultimo album realizzato insieme agli Alma Libre, è “l’immagine nitida di un momento, di un anno passato in viaggio tra grandi soddisfazioni e una fortissima energia a mandare avanti tutto”. “Un consiglio che do per primo a me stesso – dice Zibba a proposito del titolo Muoviti svelto -, per ricordarmi che il tempo è davvero l’unica cosa che abbiamo e che vale la pena spenderlo per cose belle, positive e che parlino davvero la nostra lingua”.

Niccolò Fabi, Omar Pedrini, Patrick Benifei, Leo Pari e Bunna degli Africa Unite le firme contenute nell’ultimo disco: una minima parte in confronto alle collaborazioni di una carriera che ha portato Zibba a scrivere per o con Tiziano Ferro, Federico Zampaglione, Roy Paci, Francesco Renga, Eugenio Finardi, Cristiano De André. “Scrivere per gli altri mi dà una soddisfazione enorme – racconta Zibba -, poter sentire la voce di qualcun altro che canta le tue parole vuol dire che sei riuscito in qualche modo a farle diventare anche sue, a entrare nel suo intimo e a tirar fuori un qualcosa da chi, in quel momento, magari neppure ci pensava”.

La sua ancora di salvezza, quella che lo fa alzare in piedi al mattino, sono però i suoi dischi: una faticosa magia la fase di registrazione in studio, più spensierata la dimensione live dove si deve solo dare forma a ciò che è già scritto. Per rendere l’idea del suono dei passi sulla neve si è chiuso in un forno per mattoni, per dire cosa significa una vita Senza di te ecco la finestra senza vetri, l’estate senza il mare, il mondo senza le canzoni.

Un’attenzione e una ricerca delle parole che caratterizza tutto il percorso artistico del 37enne cantautore di Varazze. “Ma quest’ultimo – sottolinea Zibba – è forse il disco meno cantautorale che ho scritto, anche se è un album dedicato agli anni Settanta e le sonorità, dal rap alla disco, attingono comunque da quei vecchi tempi. E’ diverso il respiro, cambia lo stile: vado dietro a quello che è il mio stato d’animo attuale, la voglia del momento, e adesso ho voglia di salire sul palco e divertirmi”.

Premi ne ha collezionati un’infinita: dal Bindi (2010) alla Targa Tengo (2012) fino al Premio della Critica “Mia Martini” a Sanremo 2014 per citare solo i più prestigiosi. Riconoscimenti che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico: per rimanere indipendenti e continuare a scrivere senza condizionamenti, però, il segreto sta nelle aspettative. “Cerco di portare molto rispetto alle mie idee e credo che la sincerità verso se stessi porti il pubblico ad affezionarsi – spiega Zibba -. Dipende un po’ da cosa ti aspetti da questo lavoro: per me la musica è un regalo enorme, dopo la nascita di mio figlio è il dono più bello che ho ricevuto dalla vita”.