Il primo partito in Campania è il partito dei senza partiti. E’ il dato inequivocabile che emrege dalle urne. In Campania ha vinto l’adreottismo o meglio il demitismo. Non ha trionfato la voglia di voltar pagina, sentir soffiare il vento del cambiamento ma rinterpretare il becero machiavellismo da Prima Repubblica delle banane. La rottamazione da queste parte è sinonimo di riattazione. Vincenzo De Luca con il 41.04 rispetto al 38.32 della coalizione che sostiene il governatore uscente a sua insaputa Stefano Caldoro è a tutti gli effetti il nuovo presidente della Regione Campania.

C’è chi in queste ore festeggia, stappa bottiglie di spumante, pavoneggia, parla di vittoria della democrazia. Ci andrei piano con i discorsi. E’ stata una campagna elettorale pessima, con un offerta politica mediocre da parte dei due principali schieramenti di centrosinistra e centrodestra. Ha vinto la “politica” degli accordi sottobanco, dei portatori di voti, dei soliti capibastone, dei sistemi di potere per il potere con il disinvolto innesto di impresentabili, indagati, associati a clan, corrotti, portaborse e dinosauri. I “ragionieri” di De Luca hanno fatto bene i conti. Occorreva raccattare quel 2-3 per cento che la sola Salerno non poteva garantire. Allora l’espediente è stato costruire delle zattere di salvataggio –liste civiche d’appoggio– e imbarcare chiunque avesse un seguito da riciclare. A lavoro gli infaticabili scafisti. “Armati” di bilancia dopo aver pesato la dote di clientele e di voti hanno compilato liste e garantito posti sicuri. I primi a ringraziare sono stati i cosentiniani orfani di Nick ‘O mericano che prima di essere pizzicato nel carcere di Secondigliano e trasferito in un altro penitenziario è riuscito – con ogni probabilità – a non far mancare il suo prezioso contributo politico all’alleanza. La ciliegina sulla torta è stata la sottoscrizione da parte di De Luca di un accordo notturo del tipo “last minute” con Ciriaco De Mita e tirarsi dentro l’Udc. Del patto di Marano, non si conoscono i contenuti e neppure gli interessi che matureranno sulla cambiale sottoscritta in bianco. E’ chiaro che il passaggio di consegne a Palazzo Santa Lucia provocherà delle scosse sismiche sussultorie e ondulatorie non tanto perché De Luca è portatore del “cambiamento” ma perché praticherà uno spoil system robusto e vigoroso.

Non ci saranno strutture regionali, società, fondazioni, partecipate in cui il nuovo inquilino della Regione non piazzerà uomini suoi. C’è un’intera classe dirigente salernitana da sempre emarginata e bollata come di “fuori Napoli” ovvero cafona che è ansiosa di un salto di qualità. Questo ceto dirigente e fedele allevato da De Luca, in attesa dai tempi in cui splendeva il sole bassoliniano, si vedrà finalmente riconosciuto una mobilità politica e istituzionale in termini di opportunità di carriera e ruoli di responsabilità. A questi si dovranno aggiungere i posti da distribuire ai mercenari-trasversali- che con tempismo hanno fatto armi e bagagli imbarcandosi sul piroscafo Deluchiano. Ma anche ai tanti che hanno creduto in un successo di Caldoro e ora per il rotto della cuffia si faranno “raccomandare” da faccendieri per accreditarsi e strappare al nuovo governatore almeno la conservazione del posto : consulenti, staff, collaboratori, spicciafaccende e vegetazione affine. Alla luce degli interessi in gioco è chiaro che la questione sospensione e annessi-connessi della legge Severino diventa una quisquilia, una pinzillacchera che nella brutta sorte sarà risolta da Matteo Renzi con un tratto di penna.

L’unica nota positiva di questa consultazione è il consolidamento locale e il dato nazionale del Movimento 5 Stelle che almeno ridimensiona in parte la fuga totale dalle urne. Occorre fare presto e con la buona politica costruita attraverso le giuste pratiche sconfiggere il partito dei senza partiti. Tema non da poco. L’astensionismo in generale, si conferma il primo partito in Campania. I dati snocciolati, in queste ore, dalla Prefettura certificano la fuga dei cittadini-elettori dalle urne. Il dato più marcato del crollo dell’affluenza al voto lo si registra nella città di Napoli. Il dato definitivo è infatti del 40,7% contro il 54,1% delle precedenti consultazioni. Addirittura il risultato di Napoli è molto più basso anche della media che si è registrata complessivamente nella regione Campania dove ha votato il 51,9. Ma anche qui si registra un crollo: nelle precedenti Regionali di cinque anni fa aveva votato infatti il 63 per cento dei cittadini campani.

A parte la logica dei numeri resta il grave disagio di intere fette di popolazione non rappresentate che pericolosamente diventano maggioranza non solo in Campania ma in Italia.