“Dopo due anni di scrittura e diversi mesi di lotta per portarvi negli occhi di chi spero vi amerà, ora finalmente siete qui. Ciao Dorothy, ciao Divna, ciao Thomas, volate. Avete le ali nei muscoli. Siete spaziali”. Così Isabella Santacroce medesima ha battezzato i protagonisti del suo nuovo libro, Supernova (Mondadori). Una discesa in paradiso. Una salita negli inferi. Un romanzo a suo modo struggente e morale, in un mondo, quello degli adulti, senza più luce né speranza. Dove “la poesia è impiccata al soffitto”. Per assurdo, nonostante l’estremo realismo di certe scene, Supernova è soprattutto un libro per l’infanzia. Per l’infanzia dimenticata.

Perversi e romantici, come tutti gli adolescenti che splendono e bruciano una volta sola, l’androgina Dorothy, figlia di una prostituta, Thomas e Divna vengono assorbiti da un giro di indicibile prostituzione minorile all’ombra della Milano che fu da bere. Gli adulti li amano e li odiano. Sono polarizzati dalla loro luce potente; la desiderano spasmodicamente, oscenamente, per prosciugarla. Prende così il largo un sabba di incontri a luci rosse, club privè, suites a sette stelle, locali equivoci tanto alla moda.

Un diluvio di carne mista vecchia-giovane, sentimenti e disamore, innocenza e corruzione. “La vita è un ballo sopra nuvole di fuoco”. Tra Chopin e i Placebo, i Navigli e gli Air, l’alta moda e il Mdma, “Siamo macchie indistinte, profili di luce, amore che grida”. Lontani e vicini i tempi in cui Dorothy e sua mamma mettevano in scena tutte le sere la favola del Mago di Oz. La realtà che presenta il suo conto. Il suo volto monolitico, totemico, totalizzante. Ma quale età dell’eden. L’adolescenza è roba terribile. Magnifica ma nefasta. Stelle che esplodono, “tra cielo e baratro”.

Disse di lei Baricco: “Questa scrive musica, carambola timbri, stacca ritmi incrociati e asimmetrici, organizza caos, guarda strabico, stampa dissonanze. Se li lasci suonare, i suoi libri, quel che senti è musica, vera e non qualunque”. C’è chi la detesta: “è un personaggio eretto ad arte, con quella sua esteriorità esasperata, un simulacro di dark lady o Mistress a uso e consumo degli adolescenti sotto ketamina”. Paludati intellettuali e diciottenni senzienti di ieri e di oggi, invece, l’adorano, e di un amore incondizionato e puro. “Vergine pornodiva dell‘alfabeto” una volta si è definita così.

Scrive sempre in modo viscerale ed empatico, carezzevole e turgido, peccaminoso e mistico, brutale e tenero, fragile ed eterno Isabella Santacroce, intensa narratrice senza tempo. Scrive, e vola, zavorrata dalle umane abiezioni, per non precipitare in una supernova nera, senza più sogni. In un mondo mai più a misura dei suoi adolescenti. Neanche per una stagione. Tra il cielo e il baratro.