È indagato Fabrizio Bertot, 48 anni, europarlamentare di Forza Italia dal 2013 fino al 2014. La notizia trapela dalla Procura di Torino che ha aperto un fascicolo nei suoi confronti dopo la prima sentenza del processo Minotauro del 22 novembre 2013. Bertot risulta indagato per la violazione di un reato elettorale, ma gli inquirenti potrebbero rivedere l’ipotesi di reato alla luce della sentenza emessa dalla Corte d’appello ieri, quella che ha trasformato la condanna di due suoi sostenitori da voto di scambio semplice a voto di scambio politico-mafioso.

Bertot è stato a lungo sindaco di Rivarolo Canavese, un paese nei dintorni di Ivrea sciolto per infiltrazioni mafiose il 22 maggio 2012. Il segretario comunale era Antonino Battaglia che il 22 novembre 2013 è stato condannato insieme all’imprenditore Giovanni Iaria per voto di scambio semplice: nel 2009, quando Bertot si era candidato al Parlamento europeo (dove è subentrato nel 2013), i due si sono dati da fare, secondo l’ipotesi della Procura, per la sua campagna elettorale intrecciando contatti con alcune persone e attivando la cosiddetta “rete dei calabresi”. Forse senza immaginarlo erano entrati in contatto con due pezzi grossi della ‘ndrangheta torinese, il boss Giuseppe Catalano e l’ex politico socialista Giovanni Iaria che, in cambio del loro auto, chiedevano 20mila euro. Battaglia e Macrì avrebbero inizialmente promesso quella somma che però, stando alle risultanze emerse nei processi, non sarebbe mai stata versata. Una promessa non mantenuta, ma comunque sanzionata per il reato di voto di scambio.

Il 22 novembre 2013 al momento della lettura della sentenza la presidente della quinta sezione del Tribunale di Torino Paola Trovati aveva ordinato la trasmissione degli atti alla procura per approfondire il ruolo di Bertot senza precisare le ragioni. Solo con le motivazioni, arrivate tre mesi dopo, è stato possibile capire le contestazioni mosse dai magistrati al politico: l’ex eurodeputato “ha reso dichiarazioni non veritiere” quando ha testimoniato nel processo “Minotauro”, ma soprattutto “fu l’immediato, diretto e consapevole beneficiario dell’accordo illecito” tra l’ex segretario Battaglia, l’imprenditore Macrì e i boss.

Sono già passati sei anni da quella campagna elettorale, quattro anni dall’operazione “Minotauro” e diciotto mesi dalla prima sentenza eppure solo ieri, dopo il verdetto della Corte d’appello, dalla procura è trapelata la notizia dell’inchiesta di Bertot che oggi, rimasto fuori dal Parlamento europeo dopo le elezioni del 2014, gira l’Italia per promuovere i legami tra Italia e Russia.