Ogni storia inizia con un viaggio. Quello di Louis Vuitton parte più di 160 anni fa e, dopo aver fatto il giro del globo, è a Roma in questi giorni l’esposizione “Exhibition – Series2”. Fino al 7 giugno, Palazzo Ruspoli fa da cornice a questo tuffo nella memoria e nel futuro della maison francese. Il punto di partenza è appunto “Series2”, la collezione Primavera/Estate 2015 che Nicolas Ghesquière, direttore artistico della maison, ha presentato lo scorso ottobre nella fondazione Louis Vuitton. Una stanza per ogni fase della sfilata: si parte dal backstage, rappresentato da un intenso affresco fotografico di Jean-Paul Goude che immortala gli attimi frenetici del dietro le quinte, per arrivare a “Infinite show”, una sala di proiezione fatta di specchi in cui si riflette l’intero fashion show. Le 48 modelle sfilano negli abiti realizzati da Nicolas Ghesquière; il rosso è il filo conduttore dell’intera collezione, dove si alternano pizzi bon ton e scarpe in pelle di anguilla. Ma il designer francese, da quasi due anni alla guida del marchio, ci tiene a rievocare gli antichi fasti del passato.

E il ritorno alle origini è segnato dall’iconico baule, figlio di quell’amore per il viaggio che nel 1854 spinse Louis Vuitton a dar vita a questo brand. Un baule che si apre nella stanza “Magic trunk” e che svela tutti i segreti di questo secolo e mezzo di storia. Nato per facilitare i ricchi signori nei loro lunghi viaggi in giro per il mondo, è poi diventato simbolo indiscusso della casa di moda francese. Palazzo Ruspoli ospita anche l’esemplare appartenuto a Greta Garbo, che risale al 1926, in cui l’attrice custodiva gelosamente le sue scarpe. Ghesquière ha voluto dedicare ampio spazio anche al celebre logo della maison, aspetto a volte tralasciato dai suoi predecessori. Per questo il designer ha dedicato un’intera stanza al celebre simbolo “LV”, che campeggia in un’installazione rossa a sei dimensioni. Il logo, sui bauli prima e sulle borse poi, ha regalato a Louis Vuitton un’identità riconoscibile in tutto il mondo.

Un’intera sezione della mostra è dedicata proprio agli accessori della maison. Questa volta a indossarli sono degli avatar stampati in 3D della modella Marta Mei van Haaster. Al suo braccio borse e pochette della nuova collezione, d’altronde, come ha ricordato lo stesso Ghesquière “gli accessori hanno le stesse intenzioni e gli stessi obiettivi degli abiti”. Ma Louis Vuitton deve parte del suo successo a tutte le celebrities che nel corso degli anni sono state testimonial volontarie e involontarie di questa storia francese. Da Catherine Deneuve a Twiggy, passando per Michelle Williams e Laetitia Casta. Per questo era giusto omaggiarle tutte attraverso video e foto che ricordassero il loro legame con il brand. Per questa Primavera/Estate, però, Ghesquière ha voluto fare qualcosa in più. Ha chiesto a Annie Leibovitz, Juergen Teller e Bruce Weber di immortalare l’intera collezione. Protagoniste degli scatti l’attrice Jennifer Connelly e la modella danese Freja Beha. Il risultato è una “Poster room” che farebbe invidia a qualsiasi teenager.