“Ora vi è un bosco, dove una volta vi erano i templi, i teatri, il foro”, scriveva nel XVI secolo Berardino Rota, feudatario di Frignano. Da allora l’area archeologica di Paestum è stata indagata, musealizzata, seppure escludendone delle parti.

Proprio come accaduto per il santuario extra urbano di Afrodite, su un lato della Sp. 276, poco aldilà del parco archeologico.

Si vede poco delle strutture antiche sulle quali nel 1908 la Cirio ha costruito uno stabilimento. A quell’irragionevole obliterazione nel 2005 la Soprintendenza archeologica ha posto rimedio. Rientrando in possesso dell’immobile. L’idea di procedere ad indagini archeologiche che permettessero di riscoprire il settore ancora ignoto del santuario, il primo step di un articolato progetto che prevedeva il riutilizzo degli spazi dell’ex stabilimento per un Museo. Sembrava un nuovo inizio. Così non è stato.

paestum2I fabbricati industriali in condizioni sempre più precarie, con la vegetazione che ha ricoperto gli spazi circostanti, utilizzati come discarica. Lo racconta in ‘La Città di Salerno’, Angela Sabetta che si era occupata della questione già nel giugno 2012. “Procederò con una denuncia, chiederò al sindaco Voza di avviare gli accertamenti per risalire ai responsabili dell’abbandono dei rifiuti”, sostiene Marina Cipriani, direttrice del Museo Nazionale e del Parco Archeologico. Insomma degrado e abbandono non sono un problema recente.

I più di 3 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Campania nell’ambito del POR-Progetti Integrati “Grande attrattore Paestum-Velia” per “Acquisizione, scavo e allestimento ex Cirio”, non hanno prodotto alcun risultato. A parte l’acquisto del complesso industriale. Del “progetto di recupero dell’immobile moderno per destinarlo a sede museale di esposizione delle necropoli e dei materiali del territorio di Paestum ed a sede di servizi connessi con il Parco archeologico” nessuna traccia. Le indagini archeologiche avviate nel 1984 e protrattesi fino al 1985, tutt’altro che concluse.

paestumUn progetto che, nello Studio di fattibilità del 2000-2001, prevedeva un impegno anche maggiore. Più di 9 miliardi di lire dei quali 2,745 circa per l’“Acquisizione edifici e aree industriali e demolizioni edifici”, 1,2 per “scavo archeologico, restauro e musealizzazione” e 3,485 per “ristrutturazione, allestimento museale e sistemazioni esterne”. Bocciate queste misure, ci si è “accontentati” degli oltre 3milioni di euro. Così nell’agosto 2013 si è siglato un protocollo d’intesa tra il Comune di Capaccio e la Soprintendenza per i Beni archeologici di Salerno, che assegnava all’organo di tutela il compito di progettare e realizzare gli interventi relativi alla rifunzionalizzazione dell’ex Cirio.

Che intanto continua ad essere anche un’area di sosta comunale, inutilizzata. In attesa che si realizzi, con 4,5 milioni di euro di fondi comunali il sottopasso ferroviario per collegare parcheggio e città antica. Opera autorizzata dalla Soprintendenza ma avversata da Legambiente. Il prossimo 27 maggio la mobilitazione promossa dalla testata “Voce di strada”, alla quale ha aderito anche il Comune, permetterà di liberare dalle sterpaglie l’area archeologica. Per tutto il resto ancora in sospeso non resta che aspettare.

“Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica”. Così appariva Paestum a Goethe, nel 1787. Non è cambiato poi molto da allora.