Conferenza stampa a Montecitorio dell’Associazione Collaboratori Parlamentari per denunciare la mancanza di una disciplina organica e trasparente di questa figura professionale. Ai microfoni de ilfattoquotidiano.it una collaboratrice parlamentare del gruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati, dietro garanzia dell’anonimato, denuncia il suo status di lavoratrice con contratto a progetto: “Lavoro dalle nove del mattino alle otto, non ho un orario specifico”. Ed elenca tutte le mansioni che svolge durante la giornata: “Faccio sia da segretaria che da call center, mi occupo anche di legislativo, quindi interrogazioni, atti ispettivi, le interpellanze e quant’altro. Ma anche delle proposte di legge”. E non è finita: “Poi faccio anche altre cose, come recuperare i pacchi di spese varie per i deputati e lavoro anche per tanti altri deputati del partito. Mi ritengo comunque fortunata – afferma – perché ho un contratto, ci sono tantissimi che nemmeno quello”. “E come lavorano”? “E’ brutto dire in nero… completamente”, risponde. E aggiunge: “E’ una realtà che esiste e qualcuno lascia che esista, senza fare nulla“. Riccardo Malavasi, presidente dell’Associazione che riunisce i collaboratori parlamentari afferma: “Siamo i fantasmi della Camera dei Deputati, non sappiamo neppure quanti siamo perché Camera e Senato non rivelano questo dato”. Alla conferenza erano presenti i deputati Walter Rizzetto (ex M5S ora Gruppo Misto – Alternativa Libera), il senatore ex M5S Lorenzo Battista (oggi Gruppo Per le Autonomie) e il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, che è intervenuto dicendo: “Per risolvere il problema, del quale ci stavamo occupando già nella precedente legislatura, abbiamo presentato una legge a prima firma Gnecchi“, altro parlamentare Pd presente. Tra gli interventi, anche quello di Claudio Tancredi Palma, dottore di ricerca in teoria dello Stato e istituzioni politiche, coautore del Rapporto dell’Istituto di Ricerche sulla Pubblica Amministrazione (IRPA) sui collaboratori parlamentari (‘I collaboratori dei parlamentari. Il personale addetto alla politica’): “Esiste una vera e propria giungla di forme contrattuali ed è possibile che neppure si conosca il reale numero di questi ‘fantasmi di Montecitorio’”, spiega, precisando che “non essendo l’amministrazione di appartenenza a gestire i contratti, come avviene in tutti gli ordinamenti europei, spetta al singolo parlamentare assumere e decidere anche la forma contrattuale”. E ancora: “I parlamentari possono assumerne fino a due, ma poi ci sono anche i collaboratori che possono essere condivisi da più parlamentari. Una nebulosa sulla quale non c’è trasparenza, eppure si tratta di soldi pubblici”  di Manolo Lanaro