“Proviamo ad accoglierli”. “No, qui sono un problema”. L’arrivo di 100 profughi in una ex scuola di Casale San Nicola, periferia bene di Roma Nord, divide il quartiere. Da una parte un gruppo di cittadini, una trentina, che sostengono la linea: “Non possiamo chiudere la porta in faccia a queste persone”, dall’altra un comitato di residenti e il movimento di estrema destra “Nessuno tocchi il mio popolo” che ha messo in piedi davanti la struttura il primo ‘Campo profughi per italiani‘. “Quando la gente che dorme in macchina vedrà i clandestini con i loro cellulari ospitati in uno spazio con acqua e luce succederà un macello”, spiega il leader del movimento Alfredo Iorio. “Si sono fatti promotori di questa protesta diversi movimenti di destra – dice Piero Moro che abita a pochi passi dalla ex scuola –  Il mio incubo peggiore è che qui diventi una seconda Tor Sapienza con questa gente che faccia una vera e propria sommossa contro i profughi“. Moro è uno dei trenta firmatari di una lettera al Prefetto Gabrielli in cui alcuni residenti si dicono favorevoli all’accoglienza dei migranti e forniscono dei suggerimenti. “Accorgimenti per permettere a queste persone e al quartiere di stare bene come, per esempio, l’illuminazione della strada che porta alla struttura e un presidio di polizia per garantire protezione e sicurezza. Qui hanno abitato diversi ministri che avevano la scorta – continua Moro – ora dico ai miei vicini: fate finta che i migranti siano ministri. Dato che queste persone devono arrivare, cerchiamo la forma di accoglienza migliore possibile, con proteste e disordini non risolviamo nulla”  di Annalisa Ausilio