Esercita un’attività di sorveglianza su dati sanitari sensibili per i cittadini, come il numero di casi di tumore, la diffusione delle malattie sul territorio nazionale, l’uso dei vaccini e degli antibiotici, o la sicurezza alimentare. È il principale organo tecnico-scientifico di salute pubblica del Paese. Eppure, l’Istituto superiore di sanità (Iss) rischia di perdere la propria autonomia scientifica. Colpa, secondo una lettera indirizzata all’editore della rivista “Pathogens and Global Health” e appena pubblicata, di un accordo stipulato tra l’Iss e il Centro di controllo delle malattie (Ccm) del ministero della Salute.

L’autore della missiva, Antonio Cassone, del Center of Functional Genomics dell’Università di Perugia, conosce bene la realtà dell’Iss, di cui è stato per sei anni, dal 2003 al 2009, direttore del Dipartimento malattie infettive, parassitarie e immumomediate. “L’accordo – denuncia Cassone – dal punto di vista scientifico non è etico, e pone rischi futuri di una corretta gestione dei dati frutto dell’attività di sorveglianza dell’Iss. Ai ricercatori dell’Istituto – spiega Cassone – viene di fatto tolta l’autonomia di rendere pubblici, evitando il controllo politico-ministeriale, i risultati delle loro attività di ricerca e sorveglianza su argomenti assai rilevanti e sensibili per i cittadini. Un accordo – denuncia lo scienziato – potenzialmente pericoloso, che può segnare il passaggio da un rapporto di vigilanza del ministero a una vera e propria subordinazione dell’Iss”.

Di parere opposto Walter Ricciardi, commissario dell’Iss, secondo il quale “non è lontanamente pensabile che l’Iss perda la propria autonomia scientifica. La libertà di ricerca – sottolinea lo studioso, che da due anni guida l’istituto dopo il suo commissariamento per problemi di budget – è sacra e garantita costituzionalmente”. Uno dei punti più controversi dell’accordo è la reale disponibilità dei dati raccolti dall’Iss. “Secondo quanto stabilito dall’intesa – afferma Cassone – i risultati dell’attività di sorveglianza, che non è una semplice raccolta di numeri e documenti, ma una vera e propria indagine tecnico-scientifica, sono di esclusiva proprietà del ministero. Persino le cosiddette opere dell’ingegno. Il Ccm si riserva, infatti – denuncia lo scienziato -, la possibilità di pubblicare quei dati o anche di venderli, non si sa bene a chi, senza consultare preventivamente, ma solo nominandolo, chi quei dati ha di fatto ottenuto col proprio lavoro di programmazione e ricerca. Eppure, il Ccm – sottolinea Cassone – non è un organo scientifico, ma gestionale. La vigilanza del ministero non dovrebbe essere intesa come controllo dell’Iss, che è per statuto libero”.

Non si mostra preoccupato, invece, il commissario dell’Iss, che difende le proprie scelte: “l’Iss non può essere succube di nessuno. A spazzare via qualunque dubbio – spiega Ricciardi – ci penserà la direttiva Ue sulla trasparenza del prossimo luglio, che imporrà la pubblicazione di qualsiasi atto derivante da finanziamenti pubblici”.

Ma cosa ha spinto l’Iss a siglare l’intesa? “L’accordo – spiega Ricciardi – nasce in seguito al commissariamento dell’Iss, nel tentativo di coprire, e rendere più organici, i costi e le spese di tutta la sorveglianza, prima suddivisi in 20-30 accordi separati”. Ma proprio la difficile situazione finanziaria vissuta dall’Iss, secondo Cassone, “fa sì che l’ente finanziatore abbia un potere forte sull’istituto che è stato commissariato”.

I rapporti fra gli enti che finanziano la ricerca scientifica e quelli che la eseguono, infatti, sono sempre problematici e talvolta, in particolare quando chi finanzia la ricerca è un ente privato con scopi di lucro, possono configurare un reale conflitto di interessi. “La situazione dovrebbe essere più semplice quando il finanziatore ed il finanziato sono due enti pubblici, a maggior ragione se entrambi parte di istituzioni di sanità pubblica. Ma in Italia succede, talvolta, che così non sia”.”Non lo vedo come un accordo limitante – replica il commissario Iss -, piuttosto come una conferma della fiducia del ministero nell’istituto”.

L’accordo rappresenta un’assoluta novità nella storia dell’Iss, un’istituzione che ha visto tra i suoi studiosi anche due premi Nobel. “L’autonomia dell’Iss è un’ottima cosa per il cittadino italiano perché – spiega Cassone – assicura l’indipendenza del ricercatore, e quindi dei dati delle sue ricerche, dal potere politico e da ogni manipolazione di questi dati di sorveglianza per interesse di parte. Non dico, ovviamente – precisa lo scienziato – che il Ccm abbia fatto o stia facendo questo. Tuttavia, è bene che l’autonomia dell’Iss non venga persa, o svilita, per via di accordi che sono più tipici di un rapporto fra privati interessi che di una collaborazione fra enti pubblici aventi entrambi – aggiunge Cassone – lo scopo primario di promuovere la salute del cittadino italiano”. “Non vedo alcun rischio di subalternità – chiosa Ricciardi -. Sarà mio compito salvaguardare l’autonomia, la libertà di ricerca e la spinta propulsiva dell’Iss”.

L’articolo su Pathogens and Global Health