Si aprono squarci di speranza per i circa 500mila italiani ammalati di epatite C. Non solo perché si sta dimostrando efficace il nuovo farmaco messo in circolazione che è in grado di incidere sulla malattia finora cronica e dagli esiti mortali. Ma anche perché si stanno determinando prospettive incoraggianti per poter somministrare gratuitamente la costosissima cura a tutti. La novità positiva sta nel fatto che sta venendo meno il monopolio per la produzione del farmaco salvavita finora detenuto dalla compagnia americana di biotecnologie Gilead. Accanto ad essa si stanno affacciando sul mercato altre aziende in grado di offrire la cura anti epatite C come la AbbVie collegata alla multinazionale Abbott, la Janssen con sede a Latina e la Bristol Meyer Squibb con stabilimenti a Roma e ad Anagni. La presenza di più produttori significa per gli acquirenti (il Servizio sanitario nazionale e le Regioni) la possibilità di intavolare trattative da una posizione meno scomoda rispetto a quella sperimentate fino ad oggi, condotta oltretutto con il fiato sul collo dei malati che giustamente pretendono di essere curati il più presto possibile.

Fino a questo momento la cura per l’epatite C ha avuto costi strabilianti: circa 30mila euro a paziente. Per questo le autorità sanitarie e l’Aifa (l’Agenzia nazionale del farmaco) dovendo fare i conti con le esigenze non proprio favorevoli dei bilanci pubblici hanno potuto garantire la cura salvavita ad appena 7mila pazienti, scelti sulla base della gravità accertata e dello stato di avanzamento della malattia. Secondo i programmi concordati si dovrebbe passare in tempi ragionevolmente brevi ad una platea un po’ più ampia, circa 50mila pazienti. Che sono comunque una minoranza rispetto al totale della popolazione malata. Stime ufficiali sul numero di italiani colpiti dall’infezione non ce ne sono, la cifra complessiva è stata calcolata per via induttiva.

Loredano Giorni, il dirigente della Regione Toscana che si sta occupando della faccenda e che ha preparato la delibera regionale resa pubblica in questi giorni con cui la cura viene estesa a tutti i cittadini ammalati di epatite C, ha stimato che solo i toscani infettati sono circa 26mila, calcolati tenendo conto del numero di richieste di esenzione dai ticket farmaceutici inviate alla Regione con indicata proprio la causale epatite C. Considerando che la popolazione toscana è di 3 milioni e 600 mila abitanti e che ci sono regioni dove l’infezione ha colpito ancora di più come la Puglia e la Campania, Giorni stima che gli italiani con l’epatite C siano circa mezzo milione.

Mezzo milione di persone per 30mila euro a cura dà una cifra colossale: 15 miliardi di euro, un costo enorme, all’incirca quanto il governo italiano ha preventivato di spendere (13 miliardi di euro) per l’acquisto di 90 cacciabombardieri F 35. Gli amministratori regionali sono però convinti di poter garantire la copertura ai 18.353 toscani malati (gli altri 8 mila rientrano nei programmi di cura già preventivati a livello nazionale) con un costo sopportabile per il bilancio: 60 milioni di euro in tre anni, 10 milioni subito, e 25 sia nel 2016 sia nel 2017. Sono sicuri, in pratica, di poter ottenere dalle case farmaceutiche con una gara pubblica un prezzo notevolmente ribassato fino a circa 10 volte rispetto a quello del contratto stipulato con la Gilead a livello nazionale. In pratica secondo i calcoli degli amministratori toscani la cura per l’epatite C dovrebbe costare circa 3.200 euro a paziente.
“Il nostro obiettivo è trattare tutti i pazienti, sia i più gravi sia i meno gravi” dichiara Giorni al Fatto.it “È una scelta dettata da motivi sanitari ed economici. Dal punto di vista sanitario vogliamo curare al meglio gli ammalati scegliendo di intervenire subito, senza aspettare gli aggravamenti. Ci guadagnano i pazienti, ovviamente, ma ci guadagnano anche le casse pubbliche perché in questo modo evitiamo di affrontare le inevitabili spese correlate come le visite, il costo dei farmaci per curare le complicanze e via di questo passo”. Non tutti sono però di questo avviso. Il direttore dell’Agenzia del farmaco, Luca Pani, ammonisce: “Questo gioco sul farmaco per l’epatite C è inaccettabile. Un costo medio di 30 mila euro per 26 mila pazienti assomma a 780 milioni di euro che sono molto più di quanto sostiene la Regione Toscana”.