Un dinosauro erbivoro alto tre metri, parente stretto del Tyrannosaurus rex, ma con zampe anteriori da Allosauro e zampe posteriori molto simili ai dinosauri a collo lungo. Si tratta del Chilesaurus diegosuarez, membro di una nuova stirpe di antichi rettili scoperta in Chile, che i paleontologi definiscono amichevolmente “dinosauro ornitorinco”. A fruttare il nomignolo al dinosauro, protagonista di un articolo su Nature, è la bizzarra combinazione delle sue caratteristiche fisiche, che sembrano tutte prese in prestito da altre famiglie di antichi rettili.

Il miscuglio di peculiarità è frutto del lavoro dell’evoluzione nel corso dei millenni, una selezione di caratteristiche utili alla sopravvivenza di questo dinosauro, avvenuta con un meccanismo del tutto simile a quello che ha, per l’appunto, dato origine all’ornitorinco, piccolo mammifero acquatico dal becco di papera, pelliccia d’orso, zampe di lontra e coda di castoro. I Chilesaurus – che 145 milioni di anni fa erano di gran lunga i più numerosi abitanti della Patagonia – appartengono allo stesso gruppo di dinosauri, per lo più carnivori, chiamato teropodi, di cui fanno parte proprio il Tyrannosaurus e il Velociraptor e da cui nel corso del tempo si sono evoluti gli uccelli.

Il “nuovo” dinosauro deve il suo nome a Diego Suarez, figlio di Manuel Suarez e Rita de la Cruz, due degli autori dell’articolo su Nature, che è stato il primo a inciampare nei fossili dell’antico rettile. Tanto era inusuale la combinazione di caratteristiche delle ossa ritrovate dal bambino, che inizialmente gli scienziati pensavano si trattasse di diverse specie. Invece, continuando a scavare e analizzando i fossili, i paleontologi hanno scoperto quattro scheletri completi di questa nuova stirpe.

A spiegare questa strana mescolanza di tratti sono la particolare dieta e lo stile di vita del Chilesaurus, simili a quelli di altri dinosauri: ad esempio, i denti del Chilesaurus sono come quelli dei dinosauri a collo lungo per via della loro simile dieta vegetariana. “Si tratta di un fenomeno che chiamiamo convergenza evolutiva, per il quale abitudini simili portano a caratteristiche fisiche che si somigliano”, ha concluso Martín Ezcurra, altro autore dello studio. “Il Chilesaurus rappresenta forse il miglior esempio di questo fenomeno e mostra benissimo come funziona l’evoluzione sul lungo periodo. E soprattutto mostra quanto ancora abbiamo da imparare”.

L’articolo su Nature

di Laura Berardi

Da Il Fatto Quotidiano del 25 maggio 2015