Citato a giudizio per ingiuria a causa di un tweet. Il protagonista della storia è Maurizio Gasparri. Per il parlamentare di Forza Italia ci sarà quindi un processo davanti al giudice di pace il prossimo 21 settembre. Il vicepresidente del Senato è stato citato in giudizio dal vice procuratore onorario di Pavia Laura Nicolini, a seguito della querela sporta dall’avvocato Carlo Melzi d’Eril per conto di Riccardo Puglisi, ricercatore universitario e presente nella direzione nazionale di Italia Unica. La vicenda è ricostruita dal Corriere della Sera.

La novità del fatto, sta proprio nella querela per l’ingiuria che viene perpetrata via social network. Prima d’ora il problema si era invece posto per la diffamazione su Twitter e Facebook. Per l’ingiuria il codice penale italiano prevede “la reclusione fino a 6 mesi o 516 euro di multa per chi offende l’onore o il decoro di una persona presente o lo fa mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni diretti alla persona offesa”.

La dinamica
Nel caso di Gasparri, tutto è iniziato il 25 agosto 2013, quando la direttrice di un giornale online ha cinguettato: “Trattativa Stato-mafia: il ministro Conso del governo Amato alleggerì il 41 bis per 334 boss”. A quel punto Gasparri ha sostenuto che sarebbero stati “Ciampi e Scalfaro colpevoli della resa alla mafia” e, in un secondo momento, ha affondato: “Quella di Ciampi è una parte sbagliata, affondò la lira e si arrese alla mafia”. Puglisi ha letto la suddetta conversazione ed è intervenuto, difendendo Ciampi e twittando: “mi ricordo quando @gasparripdl prese ‘mercati interbancari’ per ‘mercati dei Balcani'”. Insomma, un botta e risposta senza troppe esclusioni di colpi che ha portato Gasparri a optare per la risposta privata a Puglisi. Tramite un messaggio dai toni accesi: “Ignorante presuntuoso fai vomitare”. Il diretto interessato ha poi deciso di rendere pubblico il messaggino di Gasparri. Era il 2013.

Gasparri: “Se querelassi quelli che mi insultano, camperei di rendita”
Gasparri, da parte sua, ha sostenuto di “aver soprasseduto a denunciare Puglisi per non sovraccaricare uffici giudiziari che hanno ben più gravose incombenze alle quali adempiere”. Poi si è scusato “per i toni utilizzati nella discussione” che sono da addebitare “alla concitazione del momento”. Intervistato dal Corriere della Sera, ha detto di non ricordarsi cosa ha risposto a Puglisi e che “questa è una sciocchezza. Le pare che questura e procura si occupino di una roba del genere? Se va avanti questa inchiesta chiederò che si facciano processi per tutti quelli che mi hanno insultato finora. Potrei campare di rendita con tutte le offese che ho ricevuto. Non l’ho fatto finora, ma se è così, ne faccio un caso. E vediamo come finisce”.

Gasparri e i social
Non è certo la prima volta che il vicepresidente del Senato fa discutere per il suo uso di Twitter. Tra le varie polemiche, si ricorda quella su Greta e Vanessa, le due cooperanti italiane rapite in Siria. Quando le due ragazze furono liberate Gasparri twittò: “Vanessa e Greta, sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!”. Altro cinguettio che fece piuttosto discutere fu quello nei confronti di una fan del rapper Fedez, alla quale il politico si rivolse in questi termini: “Meno droghe, più dieta, messa male”.