Hanno permesso che si lavorasse all’aeroporto di Fiumicino nei giorni successivi all’incendio, nonostante la presenza nell’aria di diossina, Pcb e furani in quantità rilevante. Per questo la Procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo e ha indagato un dirigente dell’Asl di Roma D e un manager di Adr, la società che gestisce lo scalo. L‘incendio aveva distrutto un’area commerciale del terminal 3. I magistrati hanno aperto questo secondo filone dell’inchiesta dopo i risultati delle analisi dell’Arpa Lazio.

Il procuratore Gianfranco Amendola ed il pm Valentina Zavatto hanno iscritto per abuso d’ufficio un funzionario dell’Asl perché ritengono che non sia intervenuto a tutela e nel rispetto dello statuto dei lavoratori. E’ invece indagato per violazione della normativa sulla sicurezza un alto funzionario di Adr, sospettato di aver fatto lavorare il personale nei giorni successivi al rogo violando le norme in materia di tutela della salute.

Il fascicolo dei pm ha preso spunto dalle patologie lamentate da 150 lavoratori impiegati nell’aeroporto: disturbi respiratori ed alla pelle. Aeroporti di Roma ha riaperto recentemente il “Molo D”, dopo il parere favorevole di un funzionario dell’azienda sanitaria, sulla base di analisi sui livelli di inquinamento dell’aria fatte da una società privata. Contemporaneamente un altro dipartimento della stessa Asl, oltre a diffidare Adr per proseguire il monitoraggio dell’aria, ha sollecitato l’intervento dell’Arpa Lazio la quale ha invece riscontrato, come conseguenza dell’incendio, l’elevata quantità di elementi tossici.

Il rogo al Terminal 3 di Fiumicino è scoppiato il 7 maggio, causando problemi alla circolazione aerea, oltre a quella stradale nelle vicinanze dell’aeroporto. Migliaia di passeggeri erano rimasti bloccati, strade e autostrade sono risultate interrotte, oltre mille metri quadri di negozi sono andati distrutti. Il rogo ha anche messo in ginocchio la circolazione stradale e ferroviaria di tutta la zona a sud ovest di Roma.