Il divorzio breve, diventato legge il 22 aprile scorso, potrebbe causare più di un problema ai tribunali. A partire da martedì, infatti, le cause già in corso potranno chiedere alle cancellerie l’accesso alla “corsia d’urgenza” che permette di ottenere un pronunciamento in sei mesi (un anno se si decide di ricorrere al giudice). Secondo Il Sole 24 Ore circa 200mila fascicoli per separazioni potrebbero “abbandonare il binario tre anni” e “utilizzare la corsia dei sei mesi – un anno”. E nei tribunali in questi giorni è salita la preoccupazione per l’applicazione delle nuove regole.

“Questa riforma ci affosserà”, ha dichiarato al quotidiano di Confindustria Gloria Servetti, presidente della sezione del Tribunale di Milano che si occupa di diritto della famiglia. “Abbiamo calcolato che i 5mila fascicoli, tra separazione consensuali e giudiziali, che trattiamo mediamente ogni anno potrebbero anche triplicarsi o quadruplicarsi. E margini per aumentare la produttività non ce ne sono: gli organici sono già al massimo dello sforzo”. Stessa situazione a Napoli, dove il magistrato della prima sezione Umberto Antico dichiara al Sole 24 Ore che “Si potrà verificare il caso di cause di separazione che chiedono di passare al divorzio breve mentre è ancora in corso la definizione delle questioni accessorie. In generale, dobbiamo prepararci – spiega – ad anticipare due anni di procedimenti, il che significa un aumento di quasi l’80% dei circa 2.400 fascicoli che lavoriamo ogni anno. Si dovranno necessariamente riorganizzare ruoli e udienze”. A Roma parlano di retroattività dannosa e si preparano a una valanga di fascicoli da iscrivere nei processi di divorzio.

Secondo gli ultimi dati del ministero della Giustizia, sono state iscritte 69mila cause di separazione congiunta nel 2013, mentre sono state 66mila nel 2012: tutti procedimenti che al momento potrebbero aver maturato i sei mesi necessari per accedere al divorzio breve. Quindi sarebbero oltre 135mila i fascicoli che in linea teorica potrebbero passare al rito accelerato. È necessario verificare quante di queste cause abbiano già un titolo giuridico che attesti lo status di separazione, elemento fondamentale per divorziare con rito accelerato. Quindi le cause potrebbero essere di meno. Ci sono però altre circostanze che potrebbero però far salire il numero dei procedimenti. Ad esempio bisogna tener conto di una parte delle cause di separazione giudiziali in lista d’attesa, che hanno maturato almeno un anno, il tempo necessario per accedere al divorzio breve. In questo caso si tratterebbe di 32mila fascicoli iscritti nel 2013 e di 45-50mila nel 2014.

La negoziazione assistita, introdotta a settembre, potrebbe assorbire il carico delle separazioni consensuali: secondo il Sole 24 Ore, potrebbe essere la causa del calo nel 2014 delle separazione congiunte (-4%), contro un aumento di quelle giudiziali (+2%).

Non tutti però sono d’accordo. Secondo Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani, non c’è alcun rischio di ingolfamento per i tribunali. “Ci sarà sicuramente un contraccolpo nei primi mesi, ma i tribunali si sono attrezzati – spiega all’AdnKronos – e non più tardi di ottobre-novembre avranno smaltito la mole di lavoro iniziale. La magistratura si è organizzata e, dai tribunali più grossi fino a quelli periferici, si è previsto un potenziamento delle risorse in alcuni settori specifici, proprio per far fronte a queste esigenze”. Nessun timore quindi, assicura, quella che parte domani “è in assoluto la rivoluzione copernicana del nostro settore, una rivoluzione attesa da tempo”.