Non tanto della Sindone, ma di come l’ostensione della Sindone sia utilizzata per propagandare pseudoscienza e pseudostoria abbiamo già discusso ampiamente in un paio di post. Non era mia intenzione riprendere l’argomento. Tuttavia, mi è stata segnalata una delle ultime imperdibili puntate di “Porta a Porta”, diretta da Bruno Vespa, che ha trattato con il suo inconfondibile stile la questione, (da lui già affrontata). Quello che segue non è stato presentato a una delle tante “conferenze” sulla Sindone tenute in questi giorni nelle parrocchie italiane, invitando cosiddetti esperti, ma su un canale nazionale di una televisione pubblica.

Si parte da monsignor Giuseppe Ghiberti, che inizia precisando che la Sindone non è argomento di fede, ma subito dopo inizia a descrivere quelli che secondo lui sono i segni inconfondibili che quel telo ha davvero avvolto Gesù Cristo. Il piccolo dettaglio che il C14, l’analisi di routine per la datazione di reperti antichi (se ne eseguono migliaia ogni anno), indichi un’età del tessuto attorno al 1300 non sembra turbare quasi nessuno degli ospiti. Anzi un giornalista sottolinea che “si sa che il lino assorbe in modo diverso il C14” e un altro ospite precisa “gli incendi ai quali la sindone è stata sottoposta potrebbero averne alterato il contenuto in C14”. Con l’analisi del C14 si datano anche frammenti di carbone d’insediamenti primitivi e nessuno ha mai provato che un organismo assorba gli isotopi del carbonio in modo diverso tra loro. Ma giustamente, Vespa lascia la parola agli “scienziati”. Ecco che il prof. Giulio Fanti tira fuori una moneta risalente all’epoca dell’imperatore Giustiniano (700 circa) con l’immagine di Cristo. “Da un calcolo probabilistico da me eseguito tra i vari punti di contatto tra questa immagine e quella della Sindone, la probabilità che chi la ha disegnata l’ha fatto senza vedere la Sindone sono solo sette su un miliardo di miliardi”. Non è chiaro perché il prof. continui a studiare la Sindone, sapendo che “la probabilità che abbia effettivamente racchiuso il corpo di Gesù Cristo è “del 100% con incertezza trascurabile”. Determinata come? Dall’analisi delle varie caratteristiche dell’immagine. Come esempio di prova a favore, le colature di sangue vanno dall’alto verso il basso seguendo la legge di gravità. E cosa c’entra? Bé, come poteva mai un falsario medioevale conoscere la legge di gravità scoperta solo nel 1666? In effetti, prima di Newton, non si credeva che le mele cadessero verso l’alto?

L’argomentazione più diffusa tra gli autenticisti è “ma se oggi non riusciamo a riprodurre l’immagine in tutti i dettagli, come poteva riuscirci un falsario medioevale?”. La Sindone è inaccessibile per analisi scientifiche da parte di esperti indipendenti dal 1988, quando una parte di tessuto fu tagliata per l’analisi del C14. Ma soprattutto cosa ci attendiamo da una replica? Riprodurre un oggetto che è invecchiato in condizioni svariate e ignote per circa 700 anni in modo che possa essere indistinguibile ad analisi accurate al microscopio è di fatto impossibile. Anche le piramidi non sono state ancora riprodotte, eppure a parte qualche eccezione nessuno crede che siano state costruite dagli alieni o altre entità divine. Il chimico organico Luigi Garlaschelli di Pavia ha provato con le informazioni a disposizione a produrre una copia della Sindone e invecchiarla artificialmente, e il risultato non è male (vedi le figure 2 e 3 di questo articolo). Per riprodurre il volto si è servito di un bassorilievo intriso di colore che crea l’effetto pseudonegativo, e in effetti sotto il collo dell’immagine sulla sindone c’è una riga dritta (il bordo di un bassorilievo?) della quale i sindonologi autenticisti evitano di parlare al pari del demonio. Il risultato è molto fedele all’originale, ma ovviamente non lo possono essere le caratteristiche microscopiche. Probabilmente, se fosse dato accesso alla Sindone per analisi approfondite a studiosi senza pregiudizi, si potrebbe ottenere una replica più accurata.

L’unico ospite “scettico” era il matematico Piergiorgio Odifreddi. Perché lui? Forse, per avvalorare la tesi “non credi in Dio perciò non credi nella Sindone”. Con la Sindone si sta mischiando la fede con la scienza in modo del tutto errato e pericoloso. Quando il sacerdote benedice il vino dichiarando che è il “sangue di Cristo”, non c’è alcuna analisi chimica che permetta di affermare che una trasformazione di quel liquido sia effettivamente avvenuta. E in fondo, questo è un argomento che non riguarda per nulla la scienza. Se però qualcuno iniziasse a sviluppare argomentazioni che tramite un nuovo strumento ideato da lui può verificare l’effetto della benedizione sul vino che è magicamente trasformato in qualcosa di altro, e sfruttasse le sue tesi per ricavarne ingiustamente fama e vantaggi personali, qui si entra nel campo della pseudoscienza. E la pseudoscienza con la fede non c’entra nulla. Quindi, di fronte a mirabolanti affermazioni sulla Sindone, i primi a innervosirsi non dovrebbero essere tanto gli atei, ma proprio chi crede. In effetti, la fede è fede e basta e non si basa su prove. Ci sono tanti bravi studiosi credenti che giustamente inorridiscono di fronte alla descrizione con effetti speciali Hollywood-style della resurrezione, la creazione della Sindone tramite un “esplosione di energia” (quale energia poi??). Insomma, di fronte a tutte le tesi autenticistiche che si possono bollare tutte al momento come pseudoscienza.

Il top della serata arriva però quando Lui, il padrone di casa, Bruno Vespa, prende la parola e illustra sulla mappa l’immaginario viaggio della Sindone dalla Palestina alla Francia, inventando di sana pianta ben 1300 anni di storia.

La puntata termina con la testimonianza dei pellegrini che a Torino pensano se non di aver visto il telo che avvolse Gesù Cristo, almeno qualcosa che ha avvolto un uomo martoriato. L’ipotesi rappresentazione pittorica, e che in quel telo non c’è stato alcun cadavere, non sfiora nessuno degli intervistati.

Si potrebbe obiettare: in fondo che male c’è? Come giustamente osservato da diversi commentatori nei post precedenti, se i giornalisti si lanciano in ricostruzioni assurde possono causare danni gravi, perché la barriera tra credere una Sindone vera nonostante una mole di evidenze contrarie, e farsi abbindolare dai vari discutibili personaggi di cui si è ampiamente parlato nel blog è molto sottile. Con conseguenze questa volta davvero pesanti sulla salute. Si rabbrividisce anche pensando che oggi si parla in questo modo della Sindone, e nello stesso salotto domani si discuterà con le stesse modalità e superficialità della politica del nostro paese o d’improbabili riforme dell’università.

Per concludere, a Torino si è tenuto uno dei pochissimi eventi di tipo “scettico” riguardo alla Sindone. Ecco un bel resoconto. Forse se Vespa vi avesse partecipato, (difficile, poiché la sala era stracolma) avrebbe visto quanto ci si possa divertire e interessare le persone senza la necessità di inventare favole.