Fine dei comizi, delle frasi ad effetto, degli annunci televisivi, delle battaglie tra i partiti. A Madrid, e non solo – si vota in 13 delle 17 comunità autonome – i seggi sono già aperti: gli spagnoli si recano alle urne in un clima decisamente diviso per la prima volta nella storia della democrazia. E tutto poco prima delle elezioni politiche d’autunno, a due mesi dalla sofferta vittoria dei socialisti di Susana Díaz in Andalusia – che senza maggioranza assoluta potrebbe tornare alle urne – e a pochi mesi dalle probabili elezioni anticipate in Catalogna. Non è solo perché il vecchio bipartitismo che ha governato il Paese, tra popolari e socialisti a turno, potrebbe subire una battuta d’arresto senza precedenti, con l’avvento delle due nuove formazioni politiche di Podemos e Ciudadanos. Il clima di disaccordo si respira anche tra le generazioni: secondo una recente indagine la maggior parte dei cittadini over 65 voterà per il Psoe o per il Pp. Tutti gli altri invece propendono per il cambiamento.

Vecchi contro giovani – Secondo un sondaggio pubblicato il 7 maggio da El Pais e realizzato da Metroscopia, il 65% degli over 65 vota il Partito popolare (49%) e il Partito socialista (16%) e solo l’11 % Podemos o Ciudadanos. Tra i 55 e 64 anni, il 34% darà il suo voto a PP/Psoe, mentre il 27% opterà per Podemos e Ciudadanos. Il 25% degli elettori che hanno tra i 35 e i 54 anni dichiarava di voler dare la propria preferenza a PP/Psoe e il 36% Podemos/Ciudadanos. Che invece avrebbero la fiducia del 41% degli elettori tra i 18 e i 34 anni, dei quali solo il 17% sceglierà uno dei due partiti “tradizionali”.

La Spagna si ritrova così divisa tra anziani e giovani, tra il vecchio e il nuovo. Sull’autobus urbano verso la stazione Atocha, ad esempio, Teresa Pinto, 80 anni suonati, non ha dubbi: “Ho sempre votato Psoe e continuerò a farlo”, dice laconica di fronte alla nipote poco più che trentenne. Lei, Carmen, una laurea di Scienze sociali e qualche lavoro part-time racimolato in due o tre aziende della capitale, invece è affiliata a Podemos fin dagli albori: “Il tempo dei grandi partiti è finito – risponde alla nonna – questo è il momento di dare una svolta”, dice con convinzione. Il suo fidanzato Jaime, invece, di ritorno da Londra per dare il suo voto, preferisce Albert Rivera: “Avrei scelto Podemos, ma le loro posizioni radicali mi ha fatto cambiare idea. Credo voterò Ciudadanos, in fondo sono giovani dalla faccia pulita, lontani dalla corruzione che dilaga nel partito popolare, ma meno estremisti“.

I sondaggi – Che il quadro sia complicato lo dimostrano d’altronde gli stessi sondaggi del Cis, il Centro d’Investigazione sociologica: i due grandi partiti, Pp e Psoe, sommano meno del 50% dei voti a livello nazionale, con un leggero vantaggio per i popolari (25,6%). Podemos, oggi è dato al 16,5%, in calo rispetto ai mesi scorsi di quasi 5 punti, dopo l’abbandono polemico dell’ex numero due del movimento Juan Carlos Monedero. Ciudadanos, guidato da Albert Rivera e con posizioni vicine al Pp, raggiunge il 13,5% delle preferenze, con un’attesa di voto che sfiorerebbe il 20%. Poi c’è l’alta percentuale di indecisi: a Madrid gli elettori che dichiarano di non sapere ancora chi votare sono il 31,7%, a Barcellona quasi uno su due.

Madrid e Barcellona, città chiave – Ed è proprio nelle due più grandi città che le candidature popolari minacciano i principali gruppi politici. Ahora Madrid, lista di Podemos – che ha scelto in generale di non concorrere con le sue sigle – con a capo la giudice Manuela Carmena e Barcelona en Comú, con l’attivista in difesa degli sfrattati Ada Colau, potrebbero far tremare l’establishment istituzionale. A Madrid i sondaggi danno 19 seggi al Pp, 17 ad Ahora Madrid, 11 al Psoe e 10 a Ciudadanos. La candidata sindaco dei popolari Esperanza Aguirre potrebbe quindi vincere, ma senza maggioranza assoluta. E un’ipotetica alleanza con Ciudadanos, più vicino nei programmi, sembra già essere esclusa dagli stessi candidati del nuovo movimento, che invece potrebbe strizzare l’occhio al Psoe.

Barcellona invece, la lista BComú, che comprende anche Podemos, potrebbe aggiudicarsi due seggi in più (12) rispetto all’avversario, il sindaco uscente Xavier Trias del movimento indipendentista Convergència i Unió. Anche in questo caso la differenza è minima e la maggioranza assoluta appare molto lontana. Nella comunità autonoma di Valencia, roccaforte ventennale dei popolari, il Pp potrebbe vincere, ma perdendo quasi 25 punti rispetto alle ultime elezioni del 2011 a favore del movimento arancione di Albert Rivera. Sarà per questo che nell’ultima tornata di campagna elettorale i due storici partiti, Pp e Psoe, hanno richiamato i cittadini al “voto responsabile”, per non dover scendere a compromessi con le nuove formazioni. Il premier Mariano Rajoy e l’avversario socialista Pedro Sánchez vedono la terra muoversi sotto i loro piedi. Comunque vada infatti, da domani la Spagna potrebbe risultare molto meno governabile.

@si_ragu