Massimo Bossetti torna a prendere carta e penna per dar voce alla sua versione dei fatti sull’omicidio di Yara Gambirasio di cui è accusato. Il 26 aprile scorso il muratore in carcere da quasi un anno ha scritto ai suoi legali una lettera mostrata dalla trasmissione Quarto Grado nella quale afferma che lotterà “fino alla fine” contro “questo grandissimo, fottutissimo errore giudiziario” nei suoi confronti. Bossetti quindi ringrazia gli avvocati “Salvagni Claudio e Camporini Paolo con tutto il team che non ho mai avuto l’occasione di conoscere di persona, eccetto il Signor Ezio Denti“. “Volevo congratularmi almeno con lo scritto – si legge nella lettera – dicendovi grazie per tutto il grandissimo lavoro che state facendo, grazie per tutto il tempo che state dedicando su questo difficile, drammatico lavoro, privandovi quasi del tutto della vostra vita famigliare, volevo farvi notare che apprezzo moltissimo tutti i vostri sforzi, talmente faticosi in questo terribile caso caduto ingiustamente nei miei confronti, e soprattutto per dire a tutti voi, che ho estremamente fiducia al 100% per il grandissimo, faticoso lavoro che state facendo”.

“Credetemi – aggiunge Bossetti che sosterrà il processo in Corte d’assise il prossimo 3 luglio – state facendo un magnifico lavoro di squadra da parte mia e sono sicuro che prima o poi riuscite a ottenere una valida risposta e per mettere fine una volta per tutte su questa mia dannata detenzione”. “Credetemi – ribadisce – non so chi fosse Yara, non ho mai conosciuto Yara e non riesco a darvi una spiegazione perché io mi trovo in questo schifo, ma una cosa voglio farvi capire e lo griderò sempre da queste fottutissime sbarre e mura, che mi circondano, io in tutto questo non c’entro assolutamente niente, io sono del tutto estraneo a questo maledettissimo omicidio, io non avrei mai potuto commettere una cosa così talmente atroce, infamante nei miei confronti”. “Anch’io – conclude il muratore – chiedo Giustizia come i genitori della povera Yara e dunque non è giusto pagare per qualcuno che in verità ha commesso questo tragico delitto, facendola franca”.

Bossetti è anche accusato di calunnia ai danni di un collega sul quale aveva cercato di indirizzare le indagini. Contro l’imputato, le prove raccolte dalla Procura di Bergamo a cui si oppone una difesa basata sulla dichiarazione di innocenza dell’uomo. C’è il suo Dna trovato sugli slip e sui leggings della ragazzina, le immagini che riprendono un furgone Iveco Daily identico al suo circolare attorno alla palestra di Brembate per un’ora fino a pochi minuti prima della scomparsa della ginnasta. E poi le ricerche dal computer di casa Bossetti con le parole “tredicenni” e “vergini”. E ancora le fibre dei sedili del suo furgone identiche a quelle trovate sui pantaloncini e sul giubbotto della vittima. Il gup di Bergamo Ciro Iacomino nel rinviarlo a giudizio lo scorso 27 aprile ha respinto tutte le eccezioni sollevate dalla difesa in merito alle contestazioni sui metodi utilizzati per analizzare il Dna – la traccia mista con il codice genetico della vittima e del presunto assassino – e sulla richiesta di disporre un incidente probatorio sulla prova scientifica.