Il Tar sospende la delibera comunale e l’ombra della discarica di amianto si staglia sull’intero paese. Segni particolari: l’area in cui realizzare il sito di stoccaggio eternit a Russi (comune di 12mila abitanti in provincia di Ravenna) è quella dell’ex discarica di paese acquistata da Calderana srl per la messa in sicurezza.

Il progetto, però, approvato nel 2006, è stato annullato con l’avvicendarsi delle amministrazioni comunali e oggi la società giura che il sito sia una potenziale bomba ecologica, con livelli di inquinamento superiori di 10, 15 o 20 volte il consentito. Nel mirino delle analisi del laboratorio ambientale Csa di Rimini – chiamato da Calderana per dimostrare che lì una zona umida (come previsto dal consiglio comunale) è difficile da giustificare – gli idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), altamente cancerogeni, oltre ad arsenico, manganese, piombo e boro. Le analisi di Arpa in possesso del comune, però, risultano nella norma. “Non possiamo farci carico dell’amianto di mezza Italia – replica il sindaco di Russi, Sergio Retini –. L’allarmismo creato è ingiustificato, i dati riportano chiaramente che non c’è rischio sanitario”.

La vicenda si dipana su due assi: i valori di inquinamento e una delibera comunale annullata dalla nuova giunta. L’ex cava di argilla è stata usata come discarica fino al 1986. Era il 2006 quando l’allora sindaco di centrosinistra, Pietro Vanicelli (poi sfilatosi dalle fila del Pd), fece un accordo con Astra, consorzio di 28 aziende locali impegnate nel settore ambientale, per un progetto che prevedeva la messa in sicurezza dell’area e lo smaltimento a costo zero dell’amianto dalle abitazioni civili. Astra acquistò l’area e costituì una società ad hoc, Calderana. Ma l’iter per l’approvazione fu interrotto dalle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione.

La nuova giunta bloccò tutto e, nel 2013, adottò una delibera con cui annullava il progetto per un vizio di procedimento, adducendo una dimenticanza cartografica. Quella delibera venne censurata dal Tar per vizio tecnico, su ricorso di Calderana. A quel punto, il comune ha rinnovato la delibera di annullamento correggendo il vizio tecnico e trasformando l’area della ex discarica in “zona umida”, cioè un’area incontaminata. Immediata la reazione della società, che ha presentato nuovo ricorso, redatto dagli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno, sostenendo l’illegittimità della delibera sotto il profilo della violazione di legge e dell’eccesso di potere. “Non comprendiamo come con un semplice tratto di penna quale è una delibera comunale – attacca Boris Pesci, direttore di Calderana -, il comune di Russi, dopo aver gestito la discarica mai autorizzata e piena di sostanze inquinanti pericolosissime, possa trasformare la stessa in zona umida senza aver mai adottato preventivamente interventi per la sua messa in sicurezza. È inutile sottolineare che per la società, che tanto ha investito su quel progetto, questo passaggio sia fondamentale. L’area è seriamente compromessa sotto il profilo ambientale”.

Il muro contro muro continua: ora l’iniziativa del comune è bloccata, mentre l’iter del progetto industriale può proseguire. I giudici amministrativi hanno riconosciuto come la delibera russiana presenti “evidenti aspetti di illegittimità” e la sua esecutività produca “un grave danno” a Calderana. Il Tar ha fissato l’udienza per la discussione del ricorso nel merito a metà settembre e, se i giudici riconosceranno le ragioni della società, il comune di Russi potrà essere anche condannato al risarcimento dei danni finora subiti da Calderana, indicati nel ricorso in un milione e 500mila euro, senza tener conto del costo dell’area e della sconfitta del veder realizzato il sito di smaltimento eternit di 600mila metri cubi. Ma il sindaco non si arrende: “Forse il sindaco che mi ha preceduto – spiega – aveva lasciato intendere delle possibilità, ma le dimensioni del progetto non sono compatibili con il nostro territorio. L’opera di disinformazione attuata da Calderana è molto grave: da anni si parla del rischio ecologico dell’area, ma le analisi eseguite da Arpa evidenziano che non vi sono rischi sanitari. In particolare, sottolineo che le falde non sono inquinate. Abbiamo eseguito tutte le valutazioni di rischio richieste, io sono il responsabile sanitario della mia comunità e sarei un incosciente a non verificare. Se in futuro la Provincia ci chiederà di mettere in sicurezza il sito è naturale che lo faremo”.