“Acquisire questi dati a cosa doveva condurre? Forse all’accertamento del numero delle pensioni coinvolte? O sarebbero dovuti servire per formare il nostro convincimento? Ma tutto questo non corrisponde alla natura della Corte costituzionale, che opera come un giudice, e quindi non ha la possibilità di aspettare dati che, a tuttora, mi sembrano incerti, perché non si sa qualche sia l’entità del cosiddetto buco determinato dalla sentenza”. Così il presidente della Corte costituzionale Alessandro Criscuolo replica in un’intervista a Repubblica al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ieri si era detto “perplesso” sul fatto che la Corte ritenga “di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti”. La critica del ministro alla Consulta è, appunto, di non aver “valutato il buco creato sulle pensioni”.

Criscuolo torna su quelle frasi e risponde al ministro. Dopo aver respinto in maniera esplicita l’auspicio espresso da Padoan di una riflessione politica da parte della Corte sulla base delle esigenze di bilancio, il presidente della Consulta aggiunge: “Eravamo e siamo sereni, come sempre – spiega Criscuolo – abbiamo giudicato secondo coscienza e regole. Se il ministero dell’Economia aveva a cuore i dati sulle pensioni, poteva trasmetterli alla Corte”, che “non può aspettare di decidere necessariamente solo quando pervengano determinate informazioni. D’altra parte, di quale natura dovevano essere queste informazioni? Se si trattava di dati in possesso dell’autorità amministrativa sarebbe stato opportuno che fossero comunicati alla Corte prima del giudizio“.

Il presidente della Consulta precisa anche che non ha alcuna “ragione di coltivare una polemica con il ministro Padoan. Ma dare per scontato che la Corte dovesse acquisire i dati prima di decidere sulle pensioni mi sembra che non risponda all’attuale disciplina che regola il funzionamento della Consulta”. Sul perché abbia fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte della bocciatura della legge Monti, Criscuolo spiega: “Mi è sembrato che ci fosse una violazione degli articoli 36 e 38 della Costituzione, nei quali si garantisce al lavoratore, fra l’altro, il diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro”.

Sul principio dell’equilibrio di bilancio, garantito dall’articolo 81, il presidente della Corte spiega che “questo principio effettivamente è stato costituzionalizzato, ma non spetta alla Corte garantirlo, bensì ad altri organi dello Stato”.