“Mi scusi, mi potrebbe richiamare fra poco? Sto distribuendo santini”. Spiegare a Giuseppe Cionfoli, meglio noto come l’ex Padre Cionfoli, che la parola ‘santino’ in questa circostanza fa sorridere, non è semplice. “Beh, servono, fanno miracoli”. Fortuna che ci scherza lui per primo. Cionfoli si è candidato al Consiglio regionale della Puglia, nella lista Puglia Nazionale a sostegno di Adriana Poli Bortone.

Alla fine tra distribuzione di santini e giri tra la gente ritaglia uno spazio per incontrare i giornalisti nella sua villetta alle porte di Bari. Alle pareti dello studio dove compone la musica che lo ha reso famoso, i poster del suo primo disco. Ovunque sculture, quadri e opere realizzate personalmente. Lì convivono serenamente il mezzobusto di Almirante e il quadro di Padre Pio destinato a Silvio Berlusconi, che non è stato possibile consegnargli per gli imprevisti nel suo tour pugliese. Toglie subito dall’impiccio chi ha di fronte e autorizza a chiamarlo Padre Cionfoli “perché padre ora lo sono diventato davvero, anzi persino nonno”.

La sua candidatura non poteva passare inosservata. Prima scultore, poi pittore, poi frate cappuccino, poi cantante e infine marito, padre e nonno. Una vita intensa trascorsa mai nell’ombra, tra altari e palcoscenici. Non è uno che le manda a dire, padre Cionfoli. E lo si capisce sin da subito. “Ho accettato la proposta perché c’è una donna a candidarsi alla presidenza della Regione”. Quindi, solo perché donna? “Si, solo perché donna”. In realtà in Puglia su sette candidati il gentil sesso è rappresentato anche da Antonella Laricchia, del Movimento 5 Stelle. “Io sono a destra, del resto anche Gesù siede alla destra del Padre”. Ride e si capisce che da quel parallelismo non se ne uscirà più. Ma da quel lato c’è pure Berlusconi, gli si fa notare. “Non è un santo, ma ha il merito di averci liberato dalla sinistra che significa aborti e matrimoni gay. E non intendo unioni civili che sono altra cosa”.

E con gli impresentabili, come la mettiamo? “Nella nostra lista c’è una persona che non doveva stare lì. Non l’ho detto a nessuno perché si è presentato attraverso un’altra persona molto importante”. Anche la Poli Bortone, però, qualche problemino ce l’ha. “E chi non ce li ha – dice subito – persino il Padreterno in Paradiso ha problemi!”. Fatto sta che la politica non è proprio vicina al Paradiso ultimamente. “Ma io non mi faccio influenzare, ad esempio non mi piacciono le lodi e i vespri la sera e non mi sono mai fatto coinvolgere al punto da dire che sono bellissimi”. Meglio cambiare argomento. Passare da una vita semplice e povera come quella di un frate a quella certamente più agiata del consigliere regionale è un bel salto.

“La vita di convento non è così tanto povera – dice spiazzando – dove stavo io avevamo 10 macchine”. Denuncia una sprecopoli tra i frati? “Ho denunciato altro tra i frati, qualcuno doveva stare in galera. Ma non è successo niente perché il sistema è così, io proteggo te e tu proteggi me”. Il discorso torna sul compenso dei politici. “Se avessi tutti i soldi di qualche politico italiano aiuterei le persone che hanno bisogno. Ma poi, non so nemmeno quanto percepisce un consigliere regionale”. Intorno ai 7mila euro netti. “Beh… non sono pochi”. Riflette… Che ne farebbe? ”Per prima cosa… aiuterei i miei figli, perché dire di aiutare gli altri, bisogna essere sinceri. Mio figlio ha già una bambina e le mie figlie lavorano. Aiuterei loro e se rimane qualcosa aiuterei gli altri”.

Se eletto, che farebbe? “Cercherei di risolvere il problema dei pullman nel nord barese sui quali non si può più viaggiare per i nostri fratelli extracomunitari. Non si può più viaggiare nemmeno sui treni: sono sporchi, urinano ovunque, si sfiora sempre la rissa”. I grandi temi, dice, li lascia agli altri. Da menestrello di San Pio, come l’hanno definita, che canzoni sceglierebbe per una vittoria e per una sconfitta? “Solo Grazie, nel primo caso, Shalom che vuol dire pace nel secondo”. Padre Cionfoli torna ai suoi impegni, la campagna elettorale chiama. E ci sono altri santini da distribuire.