Chissà se il senatore Roberto Formigoni ha reagito come in quell’aeroporto. Di certo c’è che nell’avviso di conclusione indagini la Procura di Milano non gli contesta solo i finanziamenti (sotto forma di regali, viaggi, vacanze, ma anche denaro) di Pierangelo Daccò, mediatore degli affari con gli ospedali San Raffaele e Maugeri. Ma anche quelli “di riserva” di Massimo Gianluca Guarischi, ex consigliere regionale di Forza Italia diventato intermediario di una società che distribuisce apparecchi diagnostici. Finito in carcere Daccò, secondo chi indaga, cominciò a intervenire Guarischi. L’ex esponente berlusconiano è peraltro pregiudicato: nel 2009 è diventata definitiva una condanna a 5 anni per una serie di irregolarità negli appalti per le opere di riassetto idrogeologico in Lombardia necessarie dopo le alluvioni del 1996 e 1997.

Secondo Formigoni, tuttavia, “le migliaia di pagine depositate ieri dalla Procura sono per quanto mi riguarda l’estratto del nulla. Non c’è una sola parvenza di prova, nulla di nulla. Tutti i presunti addebiti a mio carico sono stati spiegati e rispiegati da me: esistono copie di assegni di versamenti da me effettuati, non ho ricevuto un solo euro, non c’è nessuna dimostrazione di versamenti a me”. Insomma, secondo il senatore “è la solita inchiesta che ha unicamente motivazioni politiche. L’affronterò come sempre dimostrando come sempre la mia completa innocenza”.

Per Formigoni è lo sviluppo di quanto affiorava già nella sentenza che nel novembre 2014 aveva condannato in primo grado Guarischi a 5 anni per corruzione (Lo Presti ha patteggiato). Ma proprio le motivazioni di quella sentenza mettono ancora più in difficoltà il parlamentare del Nuovo Centrodestra. “Risulta accertato – scrissero i giudici di primo grado che condannarono il presunto corruttore Guarischi – che Formigoni ha tratto dal rapporto con Guarischi sicuri vantaggi e utilità personali che hanno comportato per quest’ultimo esborsi economici di entità non certamente irrisoria”.

L’elenco dei favori che secondo la Procura ha ricevuto l’ex presidente della Lombardia e attuale senatore del Nuovo Centrodestra va da una somma in denaro di 447mila euro (dopo aver ricevuto la promessa di 900mila) a viaggi in Sudafrica e Croazia, da un orologio Bulgari al noleggio di un aereo privato per la Sardegna fino all’affitto di due elicotteri diretti a Sankt Moritz e in Valtellina.

Nell’inchiesta coordinata dai pm Claudio Gittardi, Antonio D’Alessio e Eugenio Fusco è indagato anche Paolo Alli, deputato del Nuovo Centrodestra, tesoriere del partito di Alfano e attuale vicepresidente dell’Assemblea parlamentare della Nato, che deve rispondere di tentato abuso d’ufficio. Insieme ai due parlamentari rischiano il processo – se la Procura dovesse chiedere il rinvio a giudizio per tutti nelle prossime settimane – anche Luciano Bresciani (ex assessore alla Sanità, Lega Nord, tentato abuso d’ufficio), Carlo Lucchina (ex direttore generale dell’assessorato alla Salute in Lombardia, tentato abuso d’ufficio), Simona Mariani (ex direttore generale dell’Asl di Cremona, corruzione) e Giuseppe Lo Presti (gestore della Hermex Italia della quale Guarischi era diventato intermediario).

Nella lista di regali e favori ricevuti da Formigoni, oltre ai soldi in contanti, c’è – scrivono i pm – “un orologio Bulgari in acciaio da 3.500 euro acquistato nel dicembre 2010 da Lo Presti in via Montenapoleone su indicazione di Guarischi e consegnato a Guarischi per la successiva dazione” a Formigoni. Quindi i viaggi pagati da Guarischi a Formigoni: in Sudafrica dal 27 dicembre 2011 al 4 gennaio 2012 per 55mila euro di cui 7mila pagati da Guarischi per Formigoni. O anche in Croazia (con noleggio di imbarcazioni) dal 23 al 30 giugno 2012 e dal 28 agosto all’8 settembre 2012, “da 11.900 e 17.900 euro”. Poi il noleggio dei voli: in aereo per Olbia (giugno 2010, 11880 euro), in elicottero per la Valtellina (marzo 2011, 8mila euro) e per Sankt Moritz (dicembre 2011, 6mila euro).

Formigoni ha sempre giustificato i suoi rapporti prima con Daccò e poi con Guarischi come semplici rapporti d’amicizia, senza conseguenze sul suo operato istituzionale. Tuttavia, scrivono i giornali che anticipano la notizia della conclusione dell’inchiesta, Lucchina dice di aver dovuto incontrare Lo Presti perché fu l’allora governatore ad attivarsi per far fissare due incontri per ottenere il finanziamento per l’acquisto di un macchinario della Hermex “all’ospedale di Cremona”. Più precisamente con il contributo di Lucchina, Guarischi e Bresciani il presidente di Regione, secondo i magistrati, ha “influito” sulle scelte della giunta per “stanziare all’ospedale di Cremona e all’Istituto dei Tumori di Milano 8 milioni ciascuno necessari perché gli ospedali acquistassero il macchinario”.